6 punti fermi contro le mafie: le buone pratiche di Crêuza de mâ-fia
Tag: PARTECIPAZIONE, RESPONSABILITA', DIRITTO, TRASPARENZA
12 Maggio 2009, 10:13
1. Denunciare l’illegalità, il riciclaggio, l’usura, i soprusi.
Nelle aree dove la criminalità
organizzata tenta di insediarsi, si manifestano diversi fenomeni con cui i
cittadini spesso vengono a contatto prima ancora delle istituzioni, dai
tentativi di instaurare classiche forme di racket e controllo del territorio e
delle attività criminali, all’utilizzo dei proventi delle attività illegali per
finanziare attività di prestito e usura o l’apertura di nuove attività
economiche legali. Questi fenomeni non vanno taciuti, né sottovalutati, perché
sono il primo segno di una forte minaccia al territorio, rispetto alal quale i
cittadini sono il primo presidio.
2. Instaurare un rapporto trasparente e corretto con la politica
Nei territori vulnerabili alle
infiltrazioni mafiose, tende a crearsi un rapporto malsano e clientelare tra
politica e cittadini. E’ anche compito dei cittadini evitare che ciò avvenga,
contribuendo a definire per la politica e per le amministrazioni pubbliche un
quadro di obiettivi e di priorità trasparenti attraverso le loro richieste e le
loro scelte.
Questo significa non domandare
alla politica favori personali o raccomandazioni, non cercare di ottenere
benefici ingiusti o di aggirare le regole di una sana competizione attraverso
amicizie o scambi di alcun genere, ma vuole dire anche vigilare sull’equità e
la parità di accesso di tutti i gruppi, le categorie e i settori ai luoghi dove
vengono assunte le decisioni, per impedire che lobby e centri di potere
condizionino le scelte di chi governa a vantaggio proprio e a danno della
collettività.
3. Compiere scelte di consumo critico e dunque consapevole
Spesso le economie delle grandi
città del Nord Italia sono il luogo dove i redditi delle attività illegali
delle organizzazioni criminali vengono investite in attività lecite e a loro
volta redditizie. Fare consumo critico significa conoscere l’origine di ciò che
si acquista, instaurare rapporti non superficiali tra produttore/distributore e
consumatore, premiare l’etica, la qualità, la trasparenza e il rispetto delle
regole e degli interessi della comunità da parte di chi produce e vende.
L’esercizio costante di questa
attenzione aiuta a sollecitare produttori e distributori ad operare senza
opacità ed in modo etico, ad esporsi anche pubblicamente, facendo della propria
condotta un valore aggiunto offerto al consumatore e una strategia di marketing.
Parallelamente, tendono ad essere esposti e indeboliti coloro che operano nel
contesto del riciclaggio, nei settori grigi del mondo economico e non sono in
grado di superare gli alti parametri imposti dai consumatori.
4. Non servirsi dei mercati che arricchiscono le organizzazioni criminali
I mercati della droga e della
prostituzione sono i due esempi più evidenti di tutta una serie di aree
dell’economia sotterranea che portano profitti ingenti alle organizzazioni
criminali (ma tutta l’economia “in nero” lo è, in un certo senso).
Questi mercati si rivolgono ai
cittadini comuni, che consumano, forniscono manovalanza, offrono gli spazi e un
clima di tolleranza in cui queste attività prosperano.
Per contrastare queste
situazioni, possono dare un contributo decisivo sia i cittadini, rifiutandosi
di acquistare alcunché dal mondo del crimine organizzato, sia i gestori di
locali, pub e discoteche, adottando comportamenti più responsabili e attivi nel
contrasto di questi fenomeni.
5. Creare dal basso reti di solidarietà e ricorrendo alle forme associative per supportarsi reciprocamente
Come insegnano le aree del paese
che da più tempo devono confrontarsi con il problema della criminalità
organizzata, la solitudine e la paura caratterizzano i contesti in cui la lotta
all’illegalità rischia di essere persa, mentre le reazioni più efficaci passano
attraverso il supporto reciproco, la solidarietà e l’organizzazione.
Comunità ricche di capitale
sociale, con una forte presenza di realtà associative e di iniziative che
prevedono la partecipazione dei cittadini favoriscono una maggior capacità di
reazione contro i tentativi della criminalità di organizzare un proprio sistema
di controllo del territorio.
6. Dove necessario, mettere in atto forme organizzate di resistenza passiva e lanciare inziative di rivitalizzazione
In alcuni contesti è
indispensabile che la prima e decisiva azione di contrasto venga proprio dai
cittadini: i sistemi repressivi e di polizia infatti possono (talvolta con
tempi troppo lunghi) rallentare o colpire le attività criminali, ma queste
torneranno ad insediarsi riempiendo i vuoti lasciati dalla polizia e dalla
magistratura, ogni volta che percepiranno un clima comunque favorevole e propizio
per il loro affari.
Al contrario, dove il territorio
oppone, in modo autonomo, agile e determinato, un fermo contrasto allo
svolgersi delle attività illegali, il clima per le organizzazioni mafiose
diventa rapidamente sfavorevole e la convenienza ad operare su quel territorio
viene meno.
Qualsiasi iniziativa che rafforzi
la sorveglianza naturale del territorio,e ravvivi il clima dei quartieri e
incoraggi l’uso degli spazi pubblici, scoraggia le attività illegali.
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Complimenti per il risultato delle bellissima iniziativa!Domenica sono stato - colpevolmente - assente e mi è dispiaciuto non poco! Le buone pratiche mi sembrano quel distillitato di buon senso di cui troppo spesso facciamo a meno e che quindi è utile e importante ricordare e rendere visibile. 6 punti fermi per dire che la lotta alle mafie non è cosa da eroi, ma il dovere di ogni cittadino. Finchè avremo bisogno di eroi in cui identificarci per combatterle, vorrà dire che le mafie sono ancora forti e radicate… perchè in fondo aveva ragione Bertolt Brech quando in Vita di Galileo scriveva: "Beata la terra che non bisogno di eroi"… Ancora tanti complimenti a tutto il Lab e a Matteo in particolare!
comment at 12. Maggio 2009
e adesso lavoriamo per i prossimi laboratori partecipati a ponente, il test di vill Gruber sarà il primo passo per migliorare e rendere più coinvolgente/produttivo il format Bravo Matteo e ricordiamolo, anche brava Chiara, i due speaker labottini in tivvù! = )
comment at 26. Maggio 2009