Made in China
Tag: DIRITTO, EQUITA'
27 Settembre 2007, 23:05
I fatti di Rangoon di queste ultime settimane inondano tutti i giornali del mondo riempendo di orrore e sdegno gli animi di tutti i cittadini dei paesi democratici ma rappresenta di fatto una fiammata nella notte di troppi paesi inghiottiti due volte nella brutalità di genocidi e dittature sanguinarie e nell’oblio delle sorti di milioni di uomini e donne semplicemente dimenticati dal resto del globo per più alti equilibri mondiali.
Come è giusto, nel mondo liberal e socialista si è protestato e si protesta per l’invasione dell’IRAQ da parte degli USA a caccia di risorse e posizione dominante in medioriente o per le sofferenze del popolo palestinese ma altrettanto spesso queste indignazioni toccano marginalmente genocidi come quello del Darfur definito da Medici Senza Frontiere "un Ruanda al rallentatore" , o le divinizzazioni staliniste come quella della Corea del Nord, di cui Terzani scriveva pagine terribili già nel 1980 o appunto la giunta militare al potere in Birmania, oggi ribattezzato Myanmar.
Anche se con molti altri attori comprimari, tutte queste tre situazioni hanno un comune denominatore che si chiama Repubblica popolare Cinese.
Fabbrica del mondo e pilastro del nuovo ordine mondiale, la Cina tiene di fatto in mano l’interruttore per spegnere le dittature nord Coreana e Birmana, come blocca qualsiasi intervento massiccio dell’ONU in Darfur per gli ottimi affari con il regime di Karthum ben lieto di non dover nemmeno far finta di partecipare a bizzarre iniziative come guerra al terrorismo internazionale o rispetto dei diritti umani.
E’ notizia di questi giorni che ancora una volta una stretta delle sanzioni, spesso facilmente aggirate nei confronti del regime birmano, sono state bloccate in sede di consiglio di sicurezza dell’ONU da Cina e Russia.
Questo ci porta però a fare alcune considerazioni sul ruolo stesso dell’ONU. Nato sulle ceneri della Società delle Nazioni perla sinistra italia le nazioni unite hanno spesso rappresentato un comodo ombrello a cui delegare ogni problema e soluzione nella contraddizione intervento/non intervento nelle crisi internazionali dandogli un’aurea da governo democratico del mondo che in fondo l’ONU non ha mai avuto, travisando la sua natura di camera di compensazione degli equilibri da guerra fredda nati dopo il secondo conflitto mondiale.
Se la struttura dei veti incrociati paralizza sistematicamente il suo operato e l’utilità dell’ONU rimane nella sua funzione di terreno comune di dialogo tra i governi del mondo risulta comunque paradossale che mentre dittature come la Cina o pseudo dittature come la Russia putiniana siedono nel consiglio di sicurezza, stati democratici e importanti come Germania e Giappone o possenti democrazie emergenti come India e Brasile non vi si siedano perlomeno per rispettare i mutati equilibri di potenza di questa sorta di quarta guerra mondiale, considerando la guerra fredda come terza, che stiamo vivendo in questi anni.
Un discorso analogo ma opposto vale per la NATO, organizzazione militare-difensiva in funzione anti URSS e braccio armato del potere USA sull’Europa, attaccata e vituperata lungamente dalla sinistra, in questi anni sta subendo una serie di contraddittori mutamenti che la fanno oscillare tra l’apparire le truppe cammellate della dottrina della guerra preventiva e lo strumento militare delle democrazie occidentali.
Assistiamo quindi al paradosso di un ONU, platea globale del mondo in cui la maggior parte dei membri sono dittature o semi dittature e una alleanza militare costituita da democrazie liberali.
Come si pone il nascente PD di fronte a questa situazione? Il dibattito è aperto.
Intanto ecco LAB8 - Comix - MADE IN CHINA
Luca

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