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Archive for Giugno, 2008

Finalmente un passo avanti…  0

Cat.: approfondimenti, RESPONSABILITA', DIRITTO
26. Giugno 2008

Nel corso del Consiglio dei ministri del 18 giugno è stato finalmente approvato il disegno di legge che reca "Misure contro gli atti persecutori", proposto dai ministri per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, e della Giustizia, Angelino Alfano ma già ampiamente promosso e discusso nel corso della precedente legislatura.
Il disegno di legge è diretto a fornire strumenti di tutela alle vittime del fenomeno dello stalking (persecuzione) che consiste nei comportamenti ripetuti, di minaccia e molestia, che creano nella persona offesa un grave stato di ansia e paura per la propria incolumità o per quella di persone legate da vincoli di parentela o di affetto, tali da indurre a modificare il proprio stile di vita in maniera significativa.
Viene così introdotta nel codice penale una nuova figura di reato, quella degli “atti persecutori” (articolo 612-bis), nonché una nuova ed idonea misura cautelare e la previsione di strumenti che favoriscano le indagini (intercettazioni telefoniche in particolare, necessarie in considerazione del fatto che il fenomeno si realizza spesso a mezzo di telefono).
I provvedimenti che la vittima potrà richiedere sembrano (il condizionale è d’obbligo finchè non si vedrà la reale operatività di questi strumenti… in fondo siamo in Italia e fatta la legge…) finalmente poter dare quella risposta di tutela immediata che questo tipo di reato richiede.
Questi provvedimenti vanno dal mero "ammonimento" da parte del Questore nei confronti dell’autore della condotta al divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa e dai suoi congiunti, al divieto per l’imputato di comunicare con la vittima e con i suoi congiunti. Altrettanto importante è la previsione che i provvedimenti vengono comunicati sia all’autorità di pubblica sicurezza che, ovviamente, alla persona offesa ma anche ai servizi socio-assistenziali del territorio, in una prima importante configurazione a livello legislativo di quella "rete" che deve necessariamente coinvolgere le Autorità, la Magistratura e l’Amministrazione per fare sì che venga realmente prestato un sostegno concreto alle vittime.
Da ultimo un piccolo approfondimento che mi sembra importante: le pene previste per l’autore del reato di stalking (da sei mesi a quattro anni salvo che il fatto costituisca più grave reato) sono ulteriormente aumentate se il fatto è comemsso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che è stata legata da da relazione affettiva. Non è prevista, ovviamente, l’ipotesi che l’autore sia l’attuale coniuge o convivente perchè, in quel caso, la fattispecie delittuosa di riferimento è un’altra, ovvero quella dei maltrattamenti in famiglia.

Storia di ordinaria pubblica (mala)amministrazione  4

Cat.: RESPONSABILITA', TRASPARENZA
18. Giugno 2008

Questa è una storia di ordinaria, pessima, amministrazione. Pubblica ovviamente.

Sono direttamente parte in causa e rischio quindi di peccare di durezza e ingenerosità; di questo tenevo ad avvisarvi.

Si parla di esame da avvocato, tecnicamente esame di stato per l’abilitazione forense.

Consiste in tre prove scritte - effettuate in tre giorni consecutivi - e una prova orale vertente su cinque materie più la deontologia.

Gli scritti si tengono a metà dicembre, negli stessi giorni per tutta Italia, con i medesimi compiti. Le sedi d’esame sono i 26 distretti di corte d’appello (uno per regione, con alcune regioni che ne hanno più d’uno, in particolare la Sicilia). Fino a pochi anni fa la Commissione locale correggeva gli scritti sostenuti dai relativi candidati. Questo aveva condotto a fortissime disparità di trattamento, con sedi come Taranto, dove passava gli scritti oltre il 90% dei candidati e altre, come Milano o la stessa Genova, dove la percentuale non superava mai il 35%, spesso tenendosi abbondantemente al di sotto. L’effetto era stato quello di trasferimenti in massa di candidati nelle sedi facili, con acquisto della residenza a scopo puramente strumentale.

Per ovviare a questo inconveniente pochi anni or sono si è deciso di far correggere gli scritti di un distretto alla Commissione di un altro distretto, sorteggiato il primo giorno degli scritti. Quest’anno i compiti di Genova sono stati corretti a Catania, mentre la nostra Commissione ha corretto gli scritti dell’Aquila. I risultati arrivano, tradizionalmente, fra il 20 maggio e il 20 giugno, mediante affissione dell’elenco alfabetico dei soli promossi. Se il nome di un candidato non compare nella lista, non è ammesso all’orale.

I compiti corretti da Catania sono arrivati a Genova martedi scorso. Si è poi dovuto aspettare fino a questa mattina per l’apertura dei plichi e l’abbinamento dei nomi ai voti ( la Commissione corregge e valuta compiti anonimi e, solo in un secondo momento, i risultati vengono abbinati - nella sede di provenienza degli scritti - al nome dei candidati). Si è aspettata una settimana - che saranno mai 7 giorni dopo 7 mesi di attesa? - perchè l’ispettore del Ministero della Giustizia, che deve assistere all’apertura dei plichi, la settimana scorsa era in ferie - almeno così mi hanno detto. Come se non sapesse che questo è il periodo caldo per l’arrivo dei risultati. Amen.

Da alcuni giorni era stato comunicato che i risultati sarebbero stati pubblicati domani (mercoledi 18). Tuttavia, verso le 12:30 di oggi, qualcuno dell’ufficio della Corte d’Appello che si occupa degli esami ha detto che di li a 10 minuti sarebbero usciti gli esiti. Una massa crescente di candidati in ansia si è quindi precipitata in Tribunale ad aspettare il fatidico verdetto, che segue almeno due anni pratica, 7 mesi di attesa e, per alcuni, uno più precedenti fallimenti. 13:30 niente risultati. 14:30 niente. Alle 15 si inizia a dire che la pubblicazione potrebbe arrivare verso le 17 o le 18. Tutto questo arriva da voci di corridoio: i funzionari tacciono, chiusi nella loro stanza, al massimo rispondono "non sappiamo a che ora usciranno, portate ancora un po’ di pazienza". Me ne vado, più che ansioso abbondantemente stufo ed arrabbiato per la lunga attesa.

Alle 17:30 la notizia sembra ufficiale: i risultati saranno esposti alle 19:30! Un quarto d’ora prima dell’ora fissata torno in Tirbunale, dodicesimo piano. Una bolgia di gente nel corridoio indica che il momento è finalmente arrivato! Alcuni già stanno tornando a casa, felici o amareggiati a seconda dell’esito. Provo ad avvicinarmi ad un mucchio di persone che soffoca un funzionario con in mano gli elenchi. La scena ricorda la distribuzione di alimenti a profughi e morti di fame. Ad un certo punto - ore 19:30 - dopo aver comunicato ad un certo numero di persone i risultati, i funzionari decidono che è tardi e dicono a tutti di ripassare domani, quando i risultati, oltre ad essere appesi in bacheca, saranno pubblicati sul web.

Un grido di protesta generale si leva dai tanti che hanno atteso questi benedetti risultati per tutto il giorno - in Tribunale, in ufficio o a casa. Proviamo a convincere in tutti i modi i funzionari: si dividano l’elenco in tre (a-e, f-o, p-z), facciano entrare i candidati ad uno ad uno e comunichino l’esito. Dovrebbero averne 150 a testa, non è un’operazione da ore. Niente da fare, bisogna chiudere e non c’è tempo (mancava una mezz’ora abbondante alla chiusura del Tribunale). Chiediamo allora di fotocopiare i risultati e consegnarceli: andremo a guardarli fuori dal portone. "Cosa state dicendo? I risultati non possono uscire dal Tribunale!". Forse è per non farli uscire dal Tribunale che domani mattina saranno pubblicati sul web, così che tutti potranno stamparli e affiggerli per la città? L’argomento è troppo logico e infatti non funziona. Il funzionario chiude i risultati a chiave in un casseto, chiude la stanza, minaccia di chiamare la Forza Pubblica e se ne va, lasciando un centinaio di persone, sospese, come gli ignavi di Dante; persone le cui ragioni possono essere ignorate, ragazzi da "non ti curar di loro, ma guarda e passa".

Torno così a casa senza i risultati, aspettando domani per il responso. Non che sia (troppo) teso o agitato, andrà come andrà. Sono solo inc…ato nero perchè ci hanno preso i fondelli per tutto il giorno, diffondendo notizie prive di fondamento, salvo poi svelare i risultati a metà di noi, i fortunelli, lasciando gli altri nel dubbio. Senza contare i tanti che conoscono un funzionario, un commissario d’esame o un amico ben introdotto e che hanno potuto sapere i risultati nel corso della giornata, senza passare per una stressante attesa.

Un giorno di più non cambia nulla, lo so. Non cambia se ti viene detto, lunedi al più tardi, che  risultati fondamentali per la tua vita usciranno mercoledi invece che martedi. Cambia molto però se ti vengono a raccontare alle 12:30 che i risultati, in anticipo sui tempi, usciranno di li a dieci minuti e poi devi aspettare un pomeriggio intero per sentirti dire di ripassare il giorno dopo. Cambia molto perchè è il trionfo della mancanza di rispetto, dell’indifferenza, della poca professionalità, della confusione della pubblica amministrazione, contro il cittadino e non al suo servizio. Questo è solo un mio piccolo sfogo contro un’amministrazione malata di disorganizzazione, la stessa disorganizzazione che, in altri casi, porta a conseguenze ben più gravi e irrimediabili che una sola notte di attesa. Quel che è peggio è che sono quasi certo che l’anno prossimo si ripetarà la stessa scena. Sbagliando si impara… ma solo se si vuole imparare.

Per fortuna la nazionale mi ha tirato su di morale, altrimenti avrei passato una serata in preda all’ira funesta.

Domani i risultati. Incrocio i diti.

PD e i predatori della politica perduta  4

Cat.: PARTECIPAZIONE
16. Giugno 2008

E’ di questi giorni l’appello attraverso i giornali del segretario metropolitano del PD alla "parte laboriosa e silenziosa del PD" di parlare e farsi avanti nell’evidente afasia che sta strangolando il partito nella culla in questi giorni. Colgo quindi l’occasione per fare una analisi di questo Partito Democratico alla soglia dei suoi 9 mesi di vita. Faccio parte di quel gruppo eterogeneo e variegato di cittadini e cittadine che si è avvicinato alla politica attiva proprio in funzione della nascita del PD non sentendosi pienamente rappresentato da nessuno dei suoi partiti fondatori. Un figlio dell’Ulivo si sarebbe detto in un altra stagione ed è con triste ragioneria che in questi mesi ho constatato il costante divergere tra il partito proclamato ed il partito realizzato dai suoi dirigenti. Abbiamo assistito a due finte primarie per il segretario nazionale e regionale e per i delegati dei circoli in cui le logiche del miglior Cencelli, prima le correnti, poi i giovani di partito, poi l’esterno ma nono troppo, hanno creato una classe dirigente temporaneamente definitiva che è stata prontamente ratificata pochi mesi dopo sancendo di fatto la fine della tanto proclamata apertura. Localmente, un partito sbandato e senza nerbo è stato guidato da un segretario regionale che non ha fatto il tempo a sedersi sulla sua nuova cattedra per trasvolare verso lidi romani lasciando un segno profondo della sua gestione del partito. Partito che a livello nazionale ha scelto di ascoltare la voce di rappresentanza del territorio ponendo come capolista una paracadutata di lusso come l’on. Melandri, rinomata esperta dei problemi liguri.

Tutto questo sarebbe perdonabile se il cuore del partito, quella parte laboriosa e silenziosa invocata dal segretario, trovasse ascolto e respiro nella vita locale del partito. Da nuovo arrivato ho assistito alla nascita dei circoli con modalità antiquate e bizantine. Ho visto antiche logiche figlie di un mondo politico perduto, replicarsi identiche ed immutabili in un localismo autistico ed esasparato che tradisce la funzione primaria dei circoli stessi, la capacità di essere un punto di riferimento territoriale per i cittadini. Ho ascoltato i maggiorenti grandi e piccoli del partito sbandierare questa funzione come un totem irrinunciabile e lavorare in direzione esattamente contraria in ogni azione. Ho visto un partito che sistematicamente rifiuta o svuota le nuove forme di partecipazione sempre attento alla creazione di nuovi generatori di strapuntini e piccoli poteri. Ho visto soprattutto tanti cittadini, avvicinatisi all’avventura del PD con idealismo e voglia di fare allontanarsi lentamente da questo PD che sempre più diverge da se stesso. Un partito che non ha la forza di dare un nome alla propria festa e ogni giorno chiede tempo e risorse ai propri simpatizzanti dando il nulla in cambio. Un nulla pieno di eroici afflati  verso le generazioni future che mascherano le semplici basi su cui il PD voleva nascere e sta già morendo: partecipazione, equità, diritto, trasparenza, opportunità, diritto, sostenibilità e responsabilità. Otto pilastri su cui, il LAB8, nella sua piccolissima e circoscritta esperienza, è nato e cerca di portare avanti lo spirito di un partito che non c’è.

Le parole di Victor Rasetto sono belle e affascinanti, ma per renderle sensate  non si può che partire dalla presa di coscienza del fatto che questo PD ha fallito, non nelle sue premesse, ma nella sua realizzazione e nella sua dirigenza strumento e continuazione di quel piccolo potere corporativo che lamenta il suo segretario.

 

LAB8: vuoi dare una tua risposta all’appello di Victor Rasetto?  0

Cat.: PARTECIPAZIONE, TRASPARENZA, OPPORTUNITA'
15. Giugno 2008

ciao!

Ieri la repubblica nella parte dedicata a "lettere&commenti" ha pubblicato una lettera- appello di Victor Rasetto Le ultime righe della sua lettera recitano: "Ora è il momento di rompere gli equilibri e che a parlare, a pieni polmoni, sia la parte silenziosa e laboriaosa del PD.
Il mio è un appello. Lo dobbiamo alla ns città, soffocata da tanti deboli sistemi di poitere, da cui la politica deve emanciparsi.
Genova è negli occhi di chi guarda e non può mostrarsi come una città che quando propone progetti a lungo respiro, fa emergere
al suo interno la resistenza al cambiamento, con vecchi e nuovi corporativismi. Una città che invece di competere nel mondo si limita a difendersi dal mondo. Lo dobbiamo ai genovesi, a noi stesis e ai ns figli"

Personalmente ho inviato la mia risposta all’appello … e che qui al termine del post vi propongo… che ne dite? non so quante ne pubblicheranno ma se volete potete sottomettere anche la vs risposta! ecco la mia (data come Consigliere comunale):

Cara redazione,

ho letto l’appello del segretario del Pd di Genova, del mio segretario, di Victor Rasetto, pubblicato sabato 14 giugno sulla vs rubrica “Lettere&commenti” ed eccomi pronta a rispondere: “Presente, ci sono”.

Rispondo perché sono intimamente convinta che la scelta dei partiti fatta un po’ più di un anno fa’ quando mi hanno dato il ruolo di capolista dell’ulivo fosse una proposta sincera e perché la mia non appartenenza politica consentiva di raffigurare al meglio il coinvolgimento e lo spazio che il futuro PD voleva assicurare alle esperienze nuove, alle sfide e alla “passione libera”, insomma, di chi non aveva militato in schieramenti politici in modo organizzato sino a quel momento.

Rispondo perché le 943 preferenze raccolte per l’elezione in Consiglio Comunale un anno fa’ hanno per me un grande valore e significato anche alla luce del fatto che durante la mia campagna ho sempre messo al centro il cittadino inserendo lui e i suoi diritti all’interno di una visione aperta e coraggiosa che solo un partito come quello democratico può tentare.

Rispondo perché il ruolo istituzionale che sto ricoprendo in Comune mi ha caricato di un fardello chiamato responsabilità civica, civile, sociale ed umana da sostenere in progetti e sfide importanti che solo una grande città metropolitana come Genova ti propone.

Rispondo perché è grande in me la consapevolezza che in questo momento il Partito Democratico sta puntando “l’intera posta” sulla risposta seria ed impegnata dei suoi singoli, siano essi impegnati nelle istituzioni (dai municipi alla regione) o in qualsivoglia sistema aggregativo, più o meno organizzato, più o meno creativo, più o meno già esistente: nessuno escluso.

Rispondo infine perché sono anche convinta che bisogna saper dimostrare che nei sogni ci si crede soprattutto quando ti vogliono dimostrare che i sogni non esistono o che durano poco.

Rispondo e rilancio: dobbiamo impegnarci per dare forza e gambe ad un PD chiaro e propositivo, che dimostri, attraverso una organizzazione seria e responsabile, di dare valore al Merito e all’esperienza, che sappia accompagnare il percorso dei nuovi con adeguati strumenti formativi e culturali dedicati, che riconosca nelle persone quei singoli valori che ne fanno degli strateghi per il ns futuro, che abbandoni le logiche dei bilancini (che peraltro feriscono coloro che non si riconoscono nelle componenti partitiche exds e exmargherita), che abbandoni la visione delle correnti di potere che non producono proposte ma che sia in grado di ascoltare e valorizzare le correnti di contenuto (come ho raccolto in dibattito con Giovanni Bachelet): espressione di sintesi preliminari da portare al dibattito ed al confronto.

Michela Tassistro - Consigliere Comunale PD

 

Incontro con Assessore alla Sanità Claudio Montaldo  3

Cat.: Mondo PD, SOSTENIBILITA', EQUITA'
15. Giugno 2008

Lunedì 16 giugno alle 20,30 al Maniman in salita San Nicolò 33 r angolo corso Firenze il circolo PD di Castelletto Manin ha organizzato un incontro aperto a tutti con l’Assessore  alla Sanità Claudio Montaldo

Montaldo ha il difficile compito di riorganizzare la rete ospedialiera ( la chirurgia) ma anche la rete di cura e di assistenza. E’ anche responsabile delle politiche regionali per la sicurezza urbana e della prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Quanta parte della qualità della vita di tutti noi e dei nostri cari è conseguente alle scelte che verranno operate in questi ambiti.

Ritengo pertanto che sia un’importante occasione per poter esprimere i problemi che ci stanno più a cuore, farci portavoce delle espressioni confidateci da conoscenti che sono impossibilitati a partecipare, e ribadire quelle che sono le nostre priorità ed i nostri convincimenti.

Auspico la partecipazione dei giovani!

Il giudizio generale delle persone sulla sanità è molto controverso i problemi sono tanti ed è delicato l’approccio di ciascuno con la salute….molti, soprattutto gli anziani  vorrebbero tutti i servizi sotto casa, cosa che non è possibile non soltanto ovviamente per un problema di costi.

Ci tengo a ricordare in in piena campagna elettorale, quando alcuni temi erano ritenuti particolarmente "sensibili"  Claudio Montaldo è stato l’unico che ha preso chiara posizione sulla l.194 facendo adottare dalla Regione Liguria le linee guida sull’aborto del ministro Livia Turco. Mettendo in evidenza l’esigenza di un potenziamento dei servizi di prevenzione dell’interruzione di gravidanza ( a luglio ci sarà la conferenza regionale dei consultori) o sostenendo politiche di tutela della salute della donna , degli adolescenti con particolare attenzione agli immigrati, ai giovani per rimuovere le cause che possono indurre all’interruzione di gravidanza. L’educazione sessuale nelle scuole ed in tutti i luoghi ove sia possibile effettuarla è secondo me il mezzo migliore per prevenire le gravidanze indesiderate e le malattie sessualmente trasmissibili.

Si è  attivato recentemente (quando erano usciti tutti quegli articoli sui giornali sulla difficoltà a reperire il lunedì la pillola, perchè erroneamente ritenuta abortiva) per rimuovere le cause ostative alla distribuzione della "pillola del giorno dopo" che ora è disponibile in tutti gli ospedali compreso il Galliera ! Ha inoltre  affrontato il tema dell’utilizzo sperimentale della pillola abortiva in alternativa all’intervento chirurgico.

Per essere un maschio può andare !

bimbi.jpg

LAB in Progress - Radiotto  0

Cat.: PARTECIPAZIONE, DIRITTO, TRASPARENZA
13. Giugno 2008

Salve a tutti,

ieri si è svolta la riunione del progetto radiotto a ranghi ristretti ma proficui, vi posto qui la relazione di quanto pensato e deciso.
Come fase di start up e per permettere di mantenere costante la produzione dei contenuti senza pesare troppo sul singolo operatore, si è pensato ad una struttura formata da 5 rubriche iniziali, con tempi di registrazioni intorno ai 3-5 minuti max. Queste rubriche saranno inserite in un blocco di trasmissione di un ora inframmezzando musica e parlato. Questo blocco sarà replicato 4 volte al giorno e 3 volte a settimana per una settimana. Il lunedì sarà disponibile come archivio su un sito gemello del lab8 che registreremo a breve. Su questo sito verranno messi in modalità post i titoli e un breve riassunto dell’argomento dell’intervento oltre ad eventuali documenti di riferimento.

Gli speciali

Nei giorni di non programmazione non abituale, per esempio il martedì, giovedì, sabato, verranno trasmessi gli speciali di radiotto, interviste ai coordinatori dei progetti, relazioni di eventi particolari o interventi di personalità famose che riusciremo a raccogliere.
Ogni mese, prendendo gli episodi più votati delle rubriche, verrà trasmesso  " il meglio di radiotto"

Le Rubriche fisse
 
L’idea delle rubriche è quella, dopo una fase iniziale di invogliare gli ascoltatori a mandare i loro audiopost  alla radio per essere mandati in onda, sia per invogliare la partecipazione che per risparmiarci il lavoro = P Naturalmente il numero delle rubriche e la frequenza potrà essere aumentata se altri parteciperanno alla creazione di contenuti e si prenderanno in carica eventuali rubriche aggiuntive. 
 
A presto per la presentazione delle rubriche fisse di radiotto, stiamo pensando di calendarizzare l’inizio delle trasmissioni per i primi di settembre, sia per permetterci di creare il giusto archivio di partenza che per assicurare un flusso costante di trasmissioni.

stay tuned

radio

 

 

C’è chi dice Vaff…. e un po’ di ragione ce l’ha anche….  5

Cat.: L'imputato, approfondimenti, RESPONSABILITA', DIRITTO
12. Giugno 2008

Probabilmente è colpa mia, probabilmente lo sconforto dopo le elezioni è stato grande, probabilmente avevo riversato troppe aspettative nella politica, nelle persone, probabilmente ho voluto a tutti i costi chiudere gli occhi su molte cose per provare a sostenere "il meno peggio" con convinzione, perchè le alternative erano la vittoria di un’accozzaglia di opportunisti-piazzisti-venditori di "magical blade" su medishopping, cioè il governo attuale, cioè un governo inutile, che ci sia o no non cambia e non cambierà nulla, la crisi andrà inesorabilmente avanti senza freni, o un governo che qualche toppa l’avrebbe anche potuta mettere, ovvio non mi aspettavo miracoli, ma qualche toppina almeno a riparare il tessuto sociale, quella si. Probabilmente ho sopravvalutato la mia disponibilità di impegno per riuscire a cambiare le cose da "dentro", probabilmente sono rimasto fregato per l’ennesima volta….ma molto più probabilmente ci troviamo in un paese che si merita la monnezza a Napoli e "ora" anche a Palermo, che si merita la crisi Alitalia, che si merita gli ospedali-macelleria, che si merita che un certo capo del Senato dica: "almeno senza intercettazioni i magistrati torneranno ad indagare seriamente", si merita gli scandali di appalti, ma guardate un po’, "truccati", ci meritiamo una chiesa, sovrana di uno stato indipendente, non faccia altro che mettere becco nelle nostre faccende, senza pagare le tasse manco per le fogne che ci scarica, ci meritiamo proprio di essere zerbini di questo clero….perchè ce lo meritiamo?
Io sono un razionalista, ancor prima che un romantico, e quindi mi piace parlare illustrando i fatti. Quindi vi presento qualche video che merita attenzione per capire come tutto ormai sia ad un livello di marciume che recuperare qualcosa è davvero difficile….un tempo si sarebbe potuto dire che ci sarebbero stati gli estremi per una rivoluzione ben fatta, con qualche testa decapitata….non metaforicamente parlando.

Ecco come il magistrale Ghezzi ci fa un excursus sulle vicende tra il Silvio e il Bossi dagli albori, per farci capire quale caratura morale ha chi ha seguito questi due politici negli anni.

 

Bossi vs Berlusconi Il Lunedì di Blob 2 Giugno 2008 Parte 1

Per non appesantire vi lascio a voi il compito di cercarvi e guardare anche la "Parte 2", il finale con i botti.

Qua c’è un evento che mi ha un po’ fatto scoppiare e mi ha dato gli stimoli per scrivere queste righe. Parlo di quello che succede dal minuto 2:17 del video. Di Pietro sarà anche il solito sensazionalista, esagerato, ma ***** (o meglio acciderbolina) la Bindi che ci sta a fare li? Con un’accusa formale! Cosa ci differenzia da "loro" se siamo omertosi?….ah scusate, non siamo omertosi, siamo opportunisti, anche noi abbiamo i nostri pianisti!

 

Camera dei Deputati (10/06/08)-Barbato e Di Pietro

Ho tolto un po’ di altri video che avevo messo, intercettazioni, scandali delle mense, scandali del porto, scandali di guerre, scandali di prezzi, scandali di speculazioni sulla benzina, scandali di tutto, tanto trovarne altri, molto più esplicativi della situazione attuale è facilissimo, basta cercare e riflettere un attimo….sempre che sia l’obiettivo che ci proponiamo, sempre più spesso mi rendo conto che le persone raggiunto un certo equilibrio mentale-morale-culturale poi si fissino su quelle posizioni per cercare di non rimettere tutto in gioco. Cosa vogliamo cambiare? Forse è il caso di fare più che volere, ma da quando ho avuto l’età per seguire e capire un telegiornale c’è sempre stato qualche politico che, da destra o da sinistra, vuole cambiare….conosco persone che sono state prese a calci nel **** (fondo schiena) per aver sparato molte, ma molte, ma molte meno fregnacce!! E l’ora che questa gente impari un po’ a stare al mondo!!

Dopo aver trasformato questo post in uno sfogatoio personale torno a fissare la pioggia, al 12 giugno….probabilmente sarà anche colpa della metereopatia….

Andrea

Intercettiamo la disinformazione  0

Cat.: L'imputato, approfondimenti, DIRITTO
11. Giugno 2008

La proposta del Presidente del Consiglio di operare una stretta notevolissima sul ricorso alle intercettazioni, limitandole, nelle sue dichiarazioni, ai soli reati legati al terrorismo e alla criminalità organizzata, ha suscitato dure polemiche ed un acceso dibattito sui media e nell’opinione pubblica.

Anche a voler considerare riassuntivo e non esaustivo l’elenco dei reati fornito da Berlusconi, perché sembra davvero improbabile che si possano vietare le intercettazioni per gli omicidi, la pedofilia (senza intercettazioni non si potrebbe combattere tutto l’immenso mercato on-line legato a questo crimine) o il traffico di stupefacenti, resta il fatto che dietro la proposta può avere l’effetto – voluto o meno - di sottrarre al principale strumento di contrasto i reati dei potenti, della casta, avvalorando così le accuse alla nuova maggioranza di essere forte con i deboli e debole con i forti.

Quello che però è davvero grave è la disinformazione che ha accompagnato la proposta. Questa operazione di accorta mistificazione della realtà si è incentrata su tre punti in particolare:

1)      Il numero delle persone sottoposte ad intercettazione: su questo punto si sono dati davvero i numeri! Si è detto che in Italia gli intercettati sono oltre 100.000, quasi lo 0,2% della popolazione, con un miliardo di telefonate controllate all’anno (così calcolava ieri sera il Sen. Gasparri ospite a Ballarò). Secondo Repubblica le utenze intercettate sono state oltre 120.000 nel 2007. Utenze intercettate ha un significato molto diverso da persone intercettate: la maggior parte dei cittadini infatti dispone almeno di un cellulare e di un numero di telefono fisso; molti possiedono anche un secondo cellulare e un numero di ufficio. Il che porta ad avere da 2 a 4 o più utenze intercettate, ma una solo intercettato. E’ noto inoltre come chi compie reati, se non è uno sprovveduto, cambi spesso telefono e scheda, proprio per sfuggire ad eventuali indagini; questo non può far altro che aumentare le utenze intercettate. Vi è un secondo dubbio che non sono riuscito a chiarirmi: i numeri che fornisce Repubblica e che sembrano sostanzialmente attendibili, si riferiscono davvero alle utenze o ai decreti di intercettazione? La differenza è importante. Il nostro Codice di procedura penale prevede infatti che il decreto con cui è disposta l’intercettazione debba essere rinnovato dal giudice ogni 15 giorni per le intercettazioni legate ai reati comuni e ogni 40 per i reati legati alla criminalità organizzata. Ipotizziamo che i 120.000 di Repubblica siano i decreti emanati e prendiamo un soggetto intercettato a casa, in ufficio e sui due cellulari, per due mesi: abbiamo 4 utenze intercettate, un decreto di intercettazione e tre proroghe, minimo quattro decreti; se poi le utenze sono state sottoposte ad intercettazione in momenti differenti, e quindi con decreti diversi, si potrebbe arrivare ad avere un intercettato, ma sedici decreti di intercettazione. Le persone sottoposte ad intercettazione sono quindi molte meno di quello che si vuol far credere. E’ però innegabile che il numero si dilati a dismisura se consideriamo le persone intercettate indirettamente, vale a dire tutte quelle che hanno avuto una conversazione con l’intercettato e che nulla c’entrano con il reato per cui si procede. Si è anche detto che negli altri paesi le intercettazioni sono infinitamente inferiori, senza però dire che altrove a disporle (senza entrare nel conto) è non solo la magistratura, ma anche le forze dell’ordine, i servizi segreti e spesso le autorità di borsa per quanto riguarda i reati finanziari. Infine non si è ricordato che l’80% delle intercettazioni riguardano reati di criminalità organizzata, che non sarebbero toccati dalla riforma e per i quali possiamo vantare un tristissimo primato rispetto agli altri paesi. Insomma non solo i numeri vanno rivisti al ribasso, ma bisogna anche fugare la sensazione di vivere in un paese di intercettati, se è vero che le utenze/decreti di intercettazione non legati a reati di criminalità organizzata sono meno 25.000 (un approssimativo 20% di 120.000) e quindi (considerando due utenze per soggetto) circa 12.000 cittadini, lo 0,02% della popolazione, come dire che a Genova, ci sarebbero 120 intercettati non legati a reati di criminalità organizzata. Non mi sembra un’enormità.

2)      Il costo delle intercettazioni: si è detto che le intercettazioni coprono un terzo delle spese di giustizia. Falso ma vero. I 224 milioni di euro spesi nel 2007 per intercettazioni costituiscono un terzo di uno dei sottocapitoli del bilancio della Giustizia, sottocapitolo che va sotto il nome – ecco l’ambiguità su cui giocare – di “spese di giustizia obbligatorie” e che comprende le spese per periti e interpreti, trasferte di polizia giudiziaria, indennità dei giudici onorari e di pace e il gratuito patrocinio. Spese che potrebbero essere peraltro recuperate con la condanna al pagamento delle spese processuali che viene comminata in caso di accertamento del reato. Recupero che avviene solo nel 3-7% dei casi. Il bilancio della Giustizia è invece di 7 miliardi e 700 milioni all’anno e quindi le spese per intercettazioni ne costituiscono non  il 33%, ma un misero 2,9%, meno di un decimo di quanto lasci credere, per ignoranza o malafede, il Ministro della Giustizia. Infine – come giustamente evidenziava Luigi Ferrarella sul Corriere di ieri – spesso le intercettazioni ripagano la spesa sostenuta per effettuarle. Nel suo articolo”una sfilza di leggende” ricorda come, dalla sola inchiesta Antonveneta (le cui intercettazioni sono costate 8 milioni di euro), siano arrivati dai portafogli gonfi dei “furbetti del quartierino” alle casse dello Stato 340 milioni di euro, già messi a bilancio per la costruzione di asili e superiori per 120 milioni di euro al costo annuale di tutte le intercettazioni eseguite nel paese. Infine le intercettazioni costano così tanto perché lo Stato, invece di imporre ai gestori telefonici l’obbligo di rendere il servizio gratuitamente o ad una tariffa iper-agevolata “per ragioni di Giustizia”, come avviene ad esempio in Germania, o quantomeno di pretendere tariffe a prezzi di mercato, paga le compagnie telefoniche sulla base di piani tariffari vecchi di dieci anni, che nessuna azienda accetterebbe mai e che sarebbero totalmente fuori mercato. Forse è di lì che si può cominciare a ridurre i costi: dagli accordi con i gestori e dal recupero delle spese ripetibili.

3)      Il Far West legislativo: Si è fatto credere che in Italia il sistema di intercettazione sia deregolato, lasciato alla mercé dei magistrati. A dire il vero la legislazione italiana è una delle più garantiste e severe d’Europa. Non solo già prevede che si possa procedere solo per reati puniti con  pena massima non inferiore a 5 anni, ma sottopone il ricorso allo strumento investigativo alla sussistenza di gravi indizi di reato e alla sua indispensabilità per la prosecuzione delle indagini. Una precisazione: i gravi indizi devono riguardare il reato, non la colpevolezza di un soggetto. Si può quindi procedere ad intercettazioni anche quando un fascicolo sia stato aperto contro ignoti e si abbia un sospetto o si voglia sorvegliare una o più persone per ricavarne utili informazioni. E’ poi disciplinata con cura la trascrizione, la conservazione e la distruzione delle parti irrilevanti. Insomma rispetto ad altri paesi dove bastano indizi e un generico richiamo alla gravità del reato (senza che siano fissate soglie minime di pena), la nostra legislazione è molto più disciplinata.

Certo non tutto è rosa e fiori. Il problema principale riguarda le fughe di notizie e la pubblicazione delle intercettazioni o addirittura la divulgazione su web dei file audio delle conversazioni. L’emergenza sta lì; l’intercettazione non fa male in se, ma quando viene resa pubblica. Affronterò questo argomento in una prossima riflessione.

                                 Alessandro Costanzo de Castro

…in Italia uccide più la Famiglia che la Mafia….  4

Cat.: approfondimenti, DIRITTO, OPPORTUNITA'
08. Giugno 2008

Questa la sintesi, lapidaria e tagliente come nel suo stile, effettuata dalla giornalista de “il Secolo XIX” e “Leggendaria” Silvia Neonato che, in staffetta con Laura Guglielmi direttrice di “Mentelocale”, ha moderato l’incontro organizzato venerdì 6 giugno presso il Teatro della Gioventù di Genova dal Rotary Club – distretto 2030 ed in particolare dal dott. Felice Repetti ginecologo dell’Ospedale Galliera di Genova., a tema “Violenza contro le donne”.
Il problema della violenza di genere ed in particolare della violenza contro le donne oggi è particolarmente sentito ed all’ordine del giorno. Più che mai importante parlarne adesso, con il disegno di legge sullo stalking che ha faticosamente ripreso il suo percorso parlamentare ed il nostro illuminato Presidente del Consiglio, che pure asserisce che la sicurezza è una priorità del nostro Paese, che ha lasciato la sua bella ministra Mara Carfagna non solo senza portafoglio ma anche senza portaspiccioli… avendo destinato i 20 milioni di euro già stanziati per il fondo di sostegno antiviolenza a coprire il buco causato dall’eliminazione dell’ICI.
             L’incontro di venerdì pomeriggio ha permesso di affrontare l’argomento della violenza sotto tanti aspetti. Sono intervenuti infatti, dopo i saluti delle Autorità rappresentate dall’Assessore regionale alla salute Claudio Montaldo, dal Sen. Claudio Gustavino e dall’Assessore comunale alle politiche di Genere Maria Rosa Zerega, che hanno tutti provveduto a esporre le iniziative delle proprie istituzioni di riferimento, esperti in vari settori i quali, ognuno sotto la propria ottica di competenza specifica, hanno affrontato il problema della violenza contro le donne intesa come violenza sessuale in senso stretto ma anche nel senso di violenza domestica.
            Così si è parlato con la dott.ssa Kustermann della dimensione del fenomeno violenza in Italia: impressionanti i dati. Drammaticamente logico il motivo per cui il fenomeno della violenza sia ancora così tanto sommerso ovvero, in parole semplici, perché le donne non denuncino. I dati ci dicono che, a Milano, l’85% degli autori di violenza che proviene da uno sconosciuto viene identificato e quasi sempre condannato. Se la violenza proviene però da un familiare, da un partner o da un ex partner i dati cambiano parecchio (e da qui il titolo del mio post): in Italia una donna su tre fra i 16 e i 70 anni ha subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita. Di tutte le forme di violenza (TUTTE….!) i partner attuali e gli ex partner sono i principali responsabili, ma una donna su tre che ha subito violenza dal partner non solo non denuncia, ma non ne parla con nessuno, nemmeno con amici e familiari. Addirittura i dati del Consiglio  d’Europa (come ha riferito la fiorentina dott.ssa Valeria Dubini) ci dicono che la violenza domestica è la prima causa di morte delle donne fra i 16 e i 44 anni. 
          Senza volersi addentrare all’interno di dati e statistiche, il quadro è reso preoccupante dalle motivazioni per cui attorno alla violenza c’è questo silenzio: in primo luogo molte delle vittime di violenze domestiche (e molteplici sono i comportamenti attraverso cui queste si realizzano: minacce, percosse, tradimenti, menzogne, ricatti economici, sequestri di persona) non ritengono di essere vittime di un reato; in secondo luogo, la maggior parte di questi reati rimane impuniti. Lo stesso processo per violenza sessuale e di per sé un processo senza prove nel quale la parte dell’accusa è sostenuta in primo luogo, spesso anche nella mente della vittima stessa, da distorti stereotipi culturali di riferimento (leggi… il classico “se l’è andata cercare”).
         
Si è parlato anche dell’altra faccia della medaglia, del lavoro di chi cerca di far luce sui casi di violenza, assieme alla dott.ssa Alessandra Bucci della Questura di Genova che, in particolare, ha affrontato il problema dello Stalking, termine inglese traducibile come “fare la posta” alla propria vittima facendo sentire la propria presenza, il proprio controllo. Tre sono le categorie di stalker, diverse per comportamenti e pericolosità. Ciò le che accomuna è la natura dei comportamenti essi in atto: tante condotte che di per sé non costituiscono reato o che costituiscono re
ati lievi ma che, tutti assieme, conducono la vittima a non riuscire più a determinare liberamente la propria vita. Nella maggioranza dei casi questi comportamenti sono la premessa di atti violenti più seri. Un esempio su tutti: la povera Antonietta Multari, prima di essere uccisa, aveva subito da parte dell’ex partner Luca Delfino atti classificabili come stalking.
       
Oltre al quadro attuale della situazione, oggettivamente preoccupante, sono stati tratteggiati spiragli che lasciano speranza e la sensazione che “qualcosa si muova” in positivo. Questa luce è stata gettata in primo luogo dalla dott.ssa Rita Falaschi della provincia di Genova, che ha illustrato i progetti della Provincia, il principale dei quali, in collaborazione con l’UDI, il Comune di Genova e con le ASL è la creazione di
 un centro antiviolenza a Genova (che avrà sede in Via Mascherona 19) e di un vero e proprio protocollo che entrerà in attuazione subito, in collaborazione con Ospedali e Forze dell’Ordine, al momento della prima accoglienza della donna che ha subito violenza.  Ancora, la dott.ssa Cosima Aiello dell’UDI ha illustrato il funzionamento delle case rifugio ad indirizzo segreto per vittime di violenza domestica e degli appartamenti madre bambino, oltre a tratteggiare il profilo medio della donna che subisce violenza e dell’uomo che tale violenza mette in atto: colpisce, soprattutto, che si tratti in entrambi i casi di persone fra i 31 e i 50 anni di scolarità o occupazione medio alta.
      
Insomma, tanti gli argomenti sul tappeto, tanti gli interventi (non ho potuto addentrarmi anche ad illustrare gli interventi, interessantissimi, della psicosessuologa dott.ssa Jole Baldaro Verde, del dott. Francesco Meloni Procuratore Onorario della Corte di Cassazione, della dott.ssa Lucia Spada del CEMP) ma soprattutto, decisa l’impressione che finalmente ci sia la voglia e la possibilità di fare qualcosa di concreto.

       Il Lab8 si sta occupando dell’argomento dello stalking e della violenza domestica all’interno del progetto denominato “housestalking” che vuole affrontare entrambi gli aspetti. Chi fosse interessato a partecipare può contattare direttamente Sara

L’ufficio che vorrei….  0

Cat.: approfondimenti, CONVIVENZA, SOSTENIBILITA'
03. Giugno 2008
C’è chi si rende conto che il mondo non è come lo vorremmo, che al contrario di quanto affermava qualche annetto fa non si può fare quello che si vuole e non si può spingere solo l’acceleratore [Vasco - il mondo che vorrei], c’è invece chi fa si che il mondo si adatti, almeno parzialmente, a quello che vorremmo. Beh forse estremizzo, ma l’ambiente sul posto di lavoro è fondamentale, sia per il rendimento, sia per la qualità, sia per i rapporti sociali in genere. Guardate la genialità dei creatori di Google dove si spinge …. qui …. persino i luoghi dove questi artisti creano e sviluppano gli strumenti che usiamo tutti i giorni su internet sono geniali, in tutto questo clima di genialità non può che venire fuori altra genialità!! …. se solo alcuni degli uffici che abbiamo noi si avvicinassero ad ambienti del genere, sommati alla creatività italiana sarebbe un mix esplosivo!!

Non pensiate che questo post sia leggero o superficiale, il fenomeno è davvero importante, studiato molto negli ultimi anni e sia gli americani, che i paesi del centro nord Europa stanno prendendo molto in considerazione l’aspetto dell’ambiente di lavoro.

Andrea
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