• Home
  • Chi siamo
  • Organizzazione
  • Contattaci
  • 6 x 8
  • Lab8 Comix
  • Marcia Democratica
  •  

    Maggio 2008
    L M M G V S D
    « Apr   Giu »
     1234
    567891011
    12131415161718
    19202122232425
    262728293031  
  • Feed

    Subscribe to Feed

  • StatPress

    Visite oggi: 21

  • L'Opinione

    Barak Hussein Obama è il 44esimo presidente USA, nel prossimo anno il presidente democratico riuscirà a risolvere la crisi economica e portare la pace in medioriente?
    View Results
  • Blogroll

    • Ivan Scalfarotto
    • LAB Facebook
    • LAB8 Comix & nasobecco
    • LAB8 youTube
    • Mappa democratica
    • Partito Democratico
    • Pennarossa
  • Collaboratori Lab8

    • Alberto Pandolfo
    • Michela Tassistro
  • Lab8 Comix & Blog Design by

    • ChiaraMENTE
    • Jappilas
  • LAB8 Pdf

    • Codice Etico PD
    • LAB8 regole
    • Manifesto PD
    • Mappa delle idee 1.0
    • Risultati e Futuro
    • Statuto PD
  • Link utili

    • Anno Zero
    • iMille
    • italieni
    • Ivan Scalfarotto
    • KALLIPOLIS
    • La Nuova Stagione
    • la Voce
    • LIMES
    • Partito Democratico
    • PD Liguria
    • Sondaggio Primarie
    • Wiki PD
    • wikipedia
  • Mondo PD

    • Iniziative dal Mondo del PD a Genova
  • Commenti recenti

    • Andrea su LAB8 saluta Anna Canepa
    • mathews su LAB8 saluta Anna Canepa
    • Notizie dai blog su Davvero non possiamo fare nulla per un lavoro diverso? su Caro PD ti scrivo (così ti distraggo un po')
    • Notizie dai blog su SABATO 17 tutti insieme per il futuro su Mariastar, Roma e le Parole in piazza
    • Beppe su Genova Città dei Diritti - Saluto ad Anna Canepa
    • michela su
    • michela su ODORE DI EUROPEE
  • Articoli recenti

    • 799
    • Lasciatemi sognare
    • Lezioni di politica
    • I fiori del male
    • Che fai domani?
    • ODORE DI EUROPEE
    • 2 GIUGNO
  • Categorie

    • 6X8 (8)
    • approfondimenti (21)
    • CONVIVENZA (41)
    • DIRITTO (84)
    • EQUITA' (43)
    • L'imputato (6)
    • l'opinione (7)
    • lab8 comix (152)
    • Mondo PD (42)
    • OPPORTUNITA' (52)
    • PARTECIPAZIONE (144)
    • Radio8 (14)
    • RESPONSABILITA' (123)
    • SOSTENIBILITA' (34)
    • TRASPARENZA (83)
    • Uncategorized (13)
    • verba manent (2)
    • web (2)
  • Per utenti registrati

     

    Per entrare nel pannello di controllo clicca qui

     

    Per lasciare un post clicca qui 

Inserisci qui la tua e-mail per registrarti alla newsletter del Laboratorio 8

Loading... Loading ...

Archive for Maggio, 2008

Lab8….”semplicemente” progetti  4

Cat.: Uncategorized
31. Maggio 2008
Ormai sono mesi che ci chiediamo cosa sia il Lab8 e cosa stia o debba diventare, beh per ora il Lab8 è “semplicemente” progetti e un insieme di persone che vogliono provare a portarli a termine, perchè? Perchè non abbiamo niente da fare? Perchè abbiamo mire politiche? Perchè abbiamo complessi di superiorità? Può darsi tutto, ma sopratutto perchè crediamo in noi stessi, nelle nostre forze e crediamo di poter dare una mano alla società in cui noi stessi viviamo, forse creadiamo in quel grande ecosistema che dovrebbe essere la società ideale in cui tutti lavorano in sinergia per la comunità.
Bando alle ciance e ai sentimentalismi, ecco i progetti emersi dopo l’incontro di mercoledì scorso. [Qui trovate anche il documento in formato tabella]

- House Stalking: progetto articolato per risolvere il problema delle molestie in casa e nei luoghi pubblici.
Coordinatrice: Sara
Partecipanti: Marina, Matteo, Silvia

- KE8 [Kallipolis, Emily, Lab8]: riqualificazione urbana a misura di bambino.
Coordinatore: Matteo
Partecipanti: Alessandra, Isabella, Michela

- Radiotto: la web radio del Lab8.
Coordinatore: Luca
Partecipanti: Andrea, Chiara, Dafne, Enrico, Evelina, Lorenzo, Marina, Mauro, Roberta

- Shalom Lab: progetto di collaborazione Italia-Israele-Palestina per la formazione dei ragazzi israelo-palestinesi, progetto ancora in fase di definizione.
Non è ancora stato scelto un coordinatore.
Partecipanti: Ariel, Alessandro C, Alessandro T, Dafne, Luca

- LABCamp + Energy Lab: informazione e discussioni sul tema dell’energia, del riciclaggio dei rifiuti, dello sfruttamento delle energie rinnovabili, dei GAS (gruppi di acquisto solidale) e di tutto quello che concerne l’abbattimento di sprechi nell’uso dell’energia, in tutte le sue forme; il tutto esposto e presentato con la forma dei BarCamp.
Coordinatore: Andrea
Partecipanti: Bacci, Luca, Mauro, Lorenzo [coinvolgimento a livello informativo], roberta

Altri progetti sono stati presentati ma sono ancora in fase di elaborazione alla base.
C’è il progetto sulla mappatura dei luoghi di interesse culturale della storia partigiana e la loro segnalazione su wikipedia e google earth (o google maps); di definire il progetto nelle sue linee se ne stanno occupando: Alessandro C [promotore del progetto], Alessandro T, Chiara e Lorenzo.
Un altro progetto in via di definizione è quello sul centro storico proposto da Lorenzo, su valorizzazione degli affreschi e monumenti nel quartiere; Lorenzo si è incaricato di raccogliere informazioni a riguardo. Matteo inoltre propone di integrare delle audioguide da scaricare dalla webradio e poterle ascoltare sui lettori mp3, anche se si venisse a sapere che il lavoro di catalogazione dei monumenti è già stato fatto.
Inoltre sulla scia della Marcia Democratica pre elezioni Livio ha proposto la Marcia Europea, lui e Marina si incaricano di elaborare il progetto.

Questo per ora è tutto! Carne al fuoco ce n’è, e anche tanta, infatti uno step successivo sarà definire le priorità dei progetti per non disperdere le forze.
I gruppi sono composti, i coordinatori ci sono, all’opera Labottini!

Andrea

Musica: vizi e anomalie  0

Cat.: approfondimenti, RESPONSABILITA', OPPORTUNITA'
29. Maggio 2008

In questi giorni, mentre sproloquiavo su presidi, alunni e scarpe arancioni, un mio collega (nonché carissimo amico e, mi auguro, futuro labottino) scriveva un articolo che vorrei condividere con voi. Come vedrete, anche se la sua analisi è decisamente più seria, profonda e incentrata su una precisa questione - tanto urgente quanto snobbata-, le conclusioni sembrano andare sempre nella medesima direzione; direzione che, però, nessun ministro sembra voler prendere…

 

 

“Ai brillanti successi dei generali si deve la salvezza dai pericoli immediati per pochi soldati o per una sola città o per una sola nazione, ma in nessun modo essi rendono migliori i soldati, le città e neppure le loro nazioni; della cultura invece, che è essenza del benessere e causa di equilibrio, si può riscontrare l’utilità non solo per una famiglia, una città o un popolo, ma per tutto il genere umano. Una discussione sulla cultura, dunque, merita tanto impegno, quanto maggiore di ogni abilità militare è il vantaggio da essa derivato” (Plutarco).

 

Italia 2008. La situazione è notevolmente diversa. L’insegnamento della musica è pressoché assente nel percorso formativo della scuola superiore. Sia dal punto di vista teorico/storico che pratico.

Il problema appare di duplice natura. Da un lato si sta faticosamente attuando la valorizzazione degli standard qualitativi incardinati sulla tradizione secolare dei Conservatori, da sempre riconosciuti modello dello studio musicale; dall’altro invece sembrerebbe insufficiente l’attenzione posta sul valore formativo e sulla dignità culturale della materia. I livelli della formazione di base risultano insoddisfacenti rispetto alle esigenze di chi, non volendo fare della musica una professione, non può apprenderne i rudimenti basilari, così come capita per qualsiasi altra disciplina. Questo contro il concetto stesso di educazione musicale intesa come “processo orientato allo sviluppo delle persone come esseri umani e sociali e quindi ciò che determina il nostro modo di essere”.

 

Il percorso di istruzione musicale, tra i punti deboli del nostro panorama culturale (per scelta ideologica?), soffre di una pesante anomalia: dalle scuole medie ad indirizzo musicale, oggi ultima tappa della formazione di base, si viene “catapultati” direttamente all’Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM): un “buco” nel percorso formativo musicale.

Non si capisce perchè la musica debba sistematicamente essere esclusa dagli studi liceali, indipendentemente dall’indirizzo scelto, venendo dai più considerata un semplice passatempo.

È possibile studiare e capire il Romanticismo senza ascoltare Beethoven, Schumann o Wagner?

 Fortunatamente qualcosa si sta muovendo. Alcune Scuole superiori, particolarmente attente e sensibili, stanno ponendo rimedio al vuoto pedagogico riconoscendo ufficialmente la validità culturale della musica sul piano pratico e teorico, alla stregua della storia dell’arte e di tutte le altre discipline umanistiche.

Se questo faticoso lavoro di “semina” stimolerà la base degli studenti, sarà naturale la selezione indirizzata verso l’alto livello qualitativo. Ecco il punto. L’educazione alla musica andrebbe pensata e realizzata in due distinti percorsi: la formazione di base per tutti e lo studio specialistico finalizzato alla professione.

Un lungimirante inserimento della musica nell’offerta formativa delle scuole (ahinoi ancora poche) necessita di un sforzo comune affinchè venga da tutti considerata disciplina formativa al pari delle altre.

 Altra questione: musica e mass media. Ennesima anomalia italiana che, rapportata alla nostra gloriosa tradizione, urla scandalo.

Il serviziopubblico, per definizione veicolo culturale della collettività, relega la musica – in particolare quella classica – a ore per sonnambuli. Di più. I Concerti delle Orchestre Sinfoniche vengono trasmessi raramente, come se la musica non meritasse altro …

Nel Nostro paese decine di migliaia di persone assistono a spettacoli musicali e stagioni concertistiche. Questa folla di persone, emergente da ricerche e articoli specialistici, non si identifica nella TV. La televisione li ha espulsi cavalcando la diffidenza del difficile negata da un semplicistico e consolante
approccio ai materiali culturali da parte di una vasta utenza. Le innumerevoli collezioni di CD e DVD facilmente acquistabili in edicola alla portata di tutti
ne sono un significativo esempio.

Anche per la musica il terzo millennio è iniziato. I problemi, detti e altri, sono tanti e grossi. Individuarli, discuterne e avviarli a soluzione nel quadro di un meditato e sostenibile progetto, sarebbe un buon punto di partenza.

 

Alberto Macrì

 

 

 

LAB in progress 2.0  5

Cat.: PARTECIPAZIONE, RESPONSABILITA', TRASPARENZA, OPPORTUNITA'
29. Maggio 2008

salve a tutti

ieri sera 28 maggio dopo lauta cena e dolce (per cui ringraziamo vivamente l’organizzazione) si è svolta la seconda riunione plenaria di laboratorio post elezioni fine di mondo. Lascio ad Andrea che ringrazio per lo sbattimento, il compito di postare i progetti approvati con breve descrizione, coordinatore di progetto e relativo team da allargare a chi voglia partecipare, e altre idee interessanti venute fuori nell’incontro concentrandomi invece sull’aspetto politico-organizzativo della riunione con alcune osservazioni finali.

La serata

All’incontro hanno partecipato una ventina di labottini, con alcuni assenti giustificati tra influenze, teatri e riunioni di partito e si è articolata sostanzialmente in quattro fasi.Intro ludica con numero di magggia (grande Livio!) , esposizione dei progetti da valutare/approvare, considerazioni sui progetti, nuovi spunti e mini riflessioni politiche e per finire assegnazione coordinatori di progetto, creazione team e saluti finali. I coordinatori di progetto nei prossimi giorni prenderanno contatto con i loro team per incontri separati di approfondimento, la prossima riunione plenaria del lab sarà organizzata quando i progetti avranno un certo grado di avanzamento previa rapida consultazione dei coordinatori orientativamente tra 2-3 settimane. Nella riunione globballe tottale gggenerale si monitorerà lo stato avanzamento progetti e si integreranno/presentaranno i nuovi.

"Se non ho una soluzione ad un problema il problema non esiste"

Vorrei ora esaminare alcuni episodi della serata che a mio parere sono utili al quadro generale e generano i mitici spunti di riflessione tanto cari alla politica quando non sa che rispondere dopo una batosta cosmica.

Una parte interessante della riunione si è avuta quando nell’esposizione di una ipotesi di progetto un labottino ha espresso la critica alla proposta di cambiare nome alla festa dell’Unità chiamandola festa democratica e con la mia solita diplomazia ho sottolineato che non era materia per la serata, sia perchè era un incontro dedicato ai progetti e non alla discussione politica, sia perchè la nostra capacità di influenza sulla realtà che ci circonda come LAB8 è limitata. Trovo infatti che la consapevolezza dei propri mezzi e del proprio ambito di azione sia l’antidoto migliore all’autoreferenzialità di molti ambienti politici. Il rischio opposto naturalmente è quello di militarizzare la discussione azzoppando la libera espressione, ancora una volta credo che la logica progettuale e di scopo aiuti a mantenere focalizzato l’azione di un gruppo che ragiona per obiettivi portando all’autoselezione degli interventi ma sui modi in cui questo principio si declina il dibattito è aperto ( no! il dibattito no!!).

Frattocchie 2.0 VS Tana delle Tigri

Il LAB8 vive a cavallo tra politica di partito e politica di società e questo si riflette spesso nella storia e nell’approccio dei suoi partecipanti per esempio sul complesso tema della formazione politica.

Io vedo il LAB come uno spazio delimitato dal metodo di lavoro, dalla mappa delle idee, dall’appartenenza all’area politico culturale del PD e dal desiderio di sperimentare. La formazione politica tradizionale, stile Frattocchie, ha il suo più grande limite nella rigidità e astrattezza della sua trattazione inevitabilmente dogmatica e dalla manifesta finalità partitica. Non credo che il bacino potenziale a cui si rivolge il lab voglia essere indottrinato per diventare un apparatick di partito, ma senza giungere a questa estremizzazione credo che il lab, permettendo di valorizzare preferenze, creatività, competenze , tempi e tecnologia, sia una scuola di formazione di per se stesso. Un movimento che nelle sua aspirazioni, vuole aiutare il cittadino ad essere più preparato, soddisfatto e informato sia sul micro livello del territorio che sul macro livello nazionale, europeo, mondiale incidendo quanto possibile, sulla realtà che lo circonda (facendosi anche quattro risate ogni tanto). L’adesione e la partecipazione al PD starà poi al singolo; se il partito saprà essere appetibile e intrigante per queste persone l’attrazione sarà reciproca e naturale.

un esperimento…di laboratorio

Altro aspetto è la finalità progettuale. Esistono miriadi di associazioni culturali, riconosciute e non, che si occupano di fatto di progetti sul territorio. Può quindi sfuggire ad una prima analisi la finalità politica del laboratorio di fare quello che gli altri non fanno o farlo in modo diverso dagli altri. io credo che l’originalità del LAB stia nella sua volontà sperimentale. Chi fa ricerca sa che oltre alla sperimentazione per commissione è essenziale che esista la sperimentazione pura, senza obiettivi immediatamente visibili ma che possono, nel loro investimento di conoscenza, aprire campi mai sperimentati prima con immense ricadute pratiche. Il LAB dal suo stesso nome è utile perchè esperimento sociologico-organizzativo e politico insieme nella sua natura ibrida e orizzontale e altrettanto dovrebbero essere i suoi progetti che siano o no utilizzabili dalla politica tradizionale. motivo per cui probabilmente, non potrà mai trovare una collocazione strutturalmente integrata all’interno del partito stesso.

il mio progetto è più bello del tuo

 Ultimo punto utile della riunione è stata l’asta dei progetti. Come ultima fase della riunione infatti si è fatta la lista dei progetti scelti, si sono nominati i coordinatori e si è offerta la possibilità di partecipare alla formazione dei team di progetto. Posto che è ovviamente possibile aggregarsi in corsa, partecipare a più progetti, inserirsi in una seconda  fase o abbandonare un progetto che non si condivide più, i singoli team si sono composti con numeri di partecipanti e con gradi di adesione diversi. Questo principio credo risponda potenzialmente all’annosa questione delle risorse e della priorità dell’azione politica perchè la realtà è una brutta bestia che difficilmente si adatta a schemi astratti. Ecco allora farsi avanti il principio del " si è quel che si fa" espresso mesi fa in precedenti discussioni, ossia la creazione di una politica che si basa su come la realtà è piuttosto che su come la realtà dovrebbe essere dando una impostazione morale ad azione progettuale in cui i valori stanno nella cornice e non nell’azione operativa.

Queste le osservazioni personali e di laboratorio uscite fuori dall’incontro le pubblico sul blog per permettere di discuterne e aprire la platea anche al di là della cerchia di labottini militanti, complimenti se siete arrivati qui in fondo e magari ci si vede alla prossima riunione!

 

oggi in consiglio… marta-leonida e i suoi 300 trovano una via di uscita!  6

Cat.: approfondimenti, TRASPARENZA, OPPORTUNITA'
27. Maggio 2008
la sindaco ha chiesto scusa ai cittadini e alla cittadine di genova
e lo ha fatto non come atto dovuto ma sentito………………
sono giornate queste in cui purtroppo (anche rispetto al mio lavoro e alla mia vita personale)
la sto frequentando moltissimo … infatti sono innumerevoli gli incontri di maggioranza!
e vi posso raccontare della sofferenza vera e dello scoramento di questi giorni.
Questo atto è stato trasmesso ai consiglieri e a tutti coloro che si sono collegati alle tv
con autentico e sincero trasporto, facendo capire che questa è veramente la scelta più difficile
perchè è quella x la quale si gioca tutta la sua credibilità
POI ci ha dato le belle notizie: nell’intento di rafforzare l’idea di una Genova non
richiusa su se stessa ma che trovare energia nuova aprendo i suoi confini
ha spinto marta ad individuare 2 nomi in sostituzione dei 2 assessori attuamente coinvolti,
e questi 2 nomi sono nando dalla chiesa e andrea ranieri. 
Nomi di caratura nazionale autorevoli e competenti (ranieri lo conosco
personalemnete per le vicende della ricerca, ambiente in cui lavoro…. sarà interessante organizzare con lui qualche riflessione ambientale???).
 
Inoltre presto porterà a termine un percorso di confronto sui progetti legati a deleghe che
la sindaco aveva dato per capire una ricomposizione efficace ed efficiente
anche se questo significherà modificare qualche elemnto in squadra.
 
Credo sinceramente ed onestamente che abbiamo fatto la scelta giusta per genova!
a presto michela

LAB in Progress  6

Cat.: CONVIVENZA, RESPONSABILITA', PARTECIPAZIONE, DIRITTO, SOSTENIBILITA', OPPORTUNITA', TRASPARENZA, EQUITA'
26. Maggio 2008

Salve a tutti

Il LAB8 nella sua tanto breve quanto movimentata vita ha subito molteplici fasi, alternando momenti di iper attività ed esposizione a, apparentemente, sonnacchiose settimane di quiescenza. In realtà i tizzoni creativi non hanno mai smesso di ardere e la pausa, come in questo periodo, è motività sia dalla voglia di riprendere fiato dopo l’esposizione mediatico-propagandistica della campagna elettorale nazionale, sia per preparare il laboratorio alle sfide future consolidando buone pratiche, innovando strutture e limando definizioni. A tale proposito pubblichiamo qui il riassunto-commento della riunione labottina avvenuta il 5 maggio scorso propedeutica alla prossima spaghetto-riunione di mercoledì 28 maggio che avrà finalità più operative.

Nell’incontro del 5 dunque dopo una fase di brainstorming in cui sono state individuate le parole chiave che il lab suscitava a vecchi e nuovi partecipanti, si è passato all’analisi dello scopo di laboratorio8; dopo una articolata discussione ci si è trovati concordi nel pensare al lab come ad un movimento, all’interno dell’area culturale del PD ma fuori dalla sua struttura gerarchica, organizzato come una rete orizzontale e ramificata che lavori come ponte tra società, partito, associazioni, cittadini e realtà territoriali con una politica per progetti.

La politica per progetti, con un grado di coinvolgimento da decidere a seconda dell’oppurtunità e delle risorse, aspetto su cui si pensa di aprire future riflessioni, è lo strumento operativo principe del LAB8. Strumento che permette di fare in modo che il LAB8 sia composto di volta in volta da chi si attiva per i suoi progetti " il Laboratorio è composto da chi è attivo per i progetti in un dato momento" come si è detto dentro la riunione ma all’interno della matrice valoriale-operativa composta dalla mappa delle idee (da valorizzare, discutere e specificare ulteriormente) e dal metodo di lavoro del LAB stesso.

I progetti, divisi nelle due macro aree di progetti culturali e progetti politici, rappresentano la doppia anima del laboratorio che è movimento territoriale e operativo e allo stesso tempo luogo di elaborazione politica. Questa composizione si riflette negli strumenti tecnologi del lab che si aggiorneranno per rispecchiare la logica web 2.0 e in quella operativa con la divisione per gruppi di progetto e con l’assenza di gerarchie stratificate per mantenere la struttura aperta del laboratorio che permetta una partecipazione sfumata e soprattutto modulata con i tempi e i luoghi del vivedere moderno, mantenendo,compatibilmente con le eventuali necessità future, una struttura fluida e orizzontale.

Quanto detto nelle righe precedenti può considerarsi il riassunto del modello operativo del lab che si compenetra e completa con la cornice ideale riassunta nel concetto di mappa delle idee. Mappa ideale composta dalle 8 chiave interpretative della realtà usate per articolare i progetti e descrivere la filosofia politica del laboratorio; a tale proposito vi invio il link al documento della mappa delle idee presente sul blog del lab nella colonna sinistra: Mappa delle idee che, come potrete leggere, è un documento volutamente ampliabile nella sua natura di strumento in evoluzione e non di tavole della legge stampate nel fuoco aspetto che l’evoluzione tecnica del sito del LAB terrà conto.

Questo quanto elaborato, vi terremo aggiornati sugli sviluppi progettuali maturati nel prossimo incontro plenario di laboratorio.

a presto e Stay tuned!

 

LAB8 Logo

Questione di responsabilità  0

Cat.: RESPONSABILITA', TRASPARENZA
23. Maggio 2008

L’intento del precedente post era quello di mettere un po’ di carne al fuoco, suggerendo alcuni possibili spunti di riflessione per eventuali interventi futuri, magari più"politici" e meno viscerali. Scuola ed istruzione versano in una condizione allarmante: bisognerebbe analizzare la situazione da molteplici punti di vista e intervenire su più fronti, ma ormai è tutto
così profondamente vecchio, radicato e scandaloso, da rendere improbabile un reale miglioramento delle cose.

La scuola è malata, perché l’Italia è malata, e i pantaloni a vita bassa (che portavo a scuola anch’io) erano solo un pretesto per affrontare questioni decisamente più urgenti. Hanno ragione quelli che si indignano: ci sono insegnanti (giovani e meno giovani) di scarsa professionalità, ma ce ne sono molti altri che, pur lavorando con impegno e dedizione, si scontrano ogni giorno con
insormontabili barriere burocratiche e con la desolante consapevolezza di non vedere più riconosciuto il proprio ruolo. Ruolo che, ci tengo a sottolinearlo, è esclusivamente di servizio. Ma quando ci si accorge di non servire, perché le priorità delle famiglie non coincidono più con l’educazione e la preparazione dei figli, allora è inevitabile che vengano meno anche l’impegno e la passione da parte dei professori.

Oggi le famiglie (non tutte, ma moltissime) identificano la felicità dei figli con la totale assenza di sforzo, impegno e, dunque,
di responsabilità. Stiamo commettendo (ahimé, oserei dire dal ‘68) un errore madornale: abituiamo i più giovani a considerare la scuola (e quindi il lavoro) una seccatura e un pro forma. Ma la scuola non deve essere questo: la scuola è un privilegio; un privilegio che richiede impegno e correttezza da parte di tutti e che, ovviamente, a tutti va accordato. E se gli alunni non sentono la scuola "vicina", le cause vanno ricercate non solo nelle gravi carenze di alcuni insegnanti, ma anche nell’atteggiamento di quei genitori che impongono ai figli lo studio di materie per le quali essi non sono portati. Avete idea di quanti ragazzi subiscano passivamente la scuola secondaria, rovinandosi gli anni migliori, per il solo fatto che i genitori hanno deciso per loro? E gli insegnanti non possono fare nulla in questo senso, perché dalle alte sfere continuano ad arrivare precise direttive che impongono di limitare al massimo le bocciature.

E i presidi? Cosa fanno i presidi? Quello che ormai in Italia fanno tutti i dirigenti: cercano di tutelarsi. Si tutelano dalle frustrazioni dei professori, dal malcontento del personale ATA; si tutelano soprattutto da quei genitori che giustificano a priori il comportamento dei figli; e questo succede da quando, negli anni ‘70, sono stati emanati i famigerati “decreti delegati” e, più di recente, da quando Berlinguer e la Moratti hanno introdotto nella scuola il concetto di “autonomia”. Alcune famiglie, ormai, si sentono in diritto di sindacare sull’operato dei docenti (guarda caso, però, solo quando le vacanze estive rischiano di essere rovinate dai corsi di recupero, peraltro penosamente gestiti dalla legge Fioroni).

Lo vogliamo dire, una volta per tutte, che l’autonomia scolastica in Italia è stata fallimentare su moltissimi fronti? Perché sono stati aboliti i programmi scolastici nazionali? Perché un docente può decidere che Platone, Galileo e Darwin possono essere tranquillamente omessi? Ci sono insegnanti che, per questioni di credo politico, tralasciano quasi totalmente D’Annunzio. E restano impuniti dalla legge (che, anzi, li conforta), dai presidi e dai genitori. Perché in Italia si continua (PD in testa) a mettere al centro dei progetti di riforma scolastica la famiglia? La scuola non deve essere gestita dalle famiglie. La scuola va pensata e organizzata dall’alto, ovviamente lasciando ai docenti un margine di discrezionalità e alle famiglie la possibilità di esprimere il proprio parere, peraltro non vincolante. La scuola è per i ragazzi, soprattutto per quelli che Platone e D’Annunzio non avranno più la possibilità di approfondirli.

Vogliono la scuola-azienda? Si ricordino che, per funzionare, le aziende hanno bisogno non solo di personale qualificato, ma anche di regole. Incisive, precise e uguali per tutti.

Mensopoli, Travaglio e il grande accordo  13

Cat.: RESPONSABILITA', TRASPARENZA
20. Maggio 2008

Questo post vuole parlare del vuoto, o  meglio vuole parlare del silenzio autoimposto, una sorta di censura preventiva che si insinua sottile e implacabile nella mente delle persone facendo scomparire fatti e discussioni. La vita ha i suoi ritmi e solo i santi e gli arrivisti dedicano il 100% del loro tempo alla causa suprema della fede, politica e non,  ma vorrei attirare l’attenzione di affezionati e occasionali lettori del blog sull’assenza di dibattito aperto su tre piccoli fattarelli sommariamente deflagrati nel mondo reale nelle ultime settimane.

Il primo è Mensopoli, lo scandalo-inchiesta che ha colpito la giunta comunale di Genova con grandi titoli e lunghi articoli, ora, al di là della complessità della vicenda i cui contorni ancora mi sfuggono e per cui son ancora alla ricerca di una spiegazione, molte son state le comunicazioni personali e poche quelle pubbliche sull’accaduto. Lungi da me da gridare al ladro, al ladro ma giunge inevitabile la domanda, e se fosse stata una giunta di destra a subire il medesimo trattamento? Saremmo rimasti così pubblicamente silenti e silenziati? Azzardo un giudizio felice di essere confutato, probabilmente no.

Il secondo piccolo caso è la polemica Travaglio-Schifani. Ora, non sono un giudice, ma Travaglio è giornalista caustico ma freddamente preciso (vecchia scuola montanelliana) e l’assunzione ad alti incarichi dell’onorevole Schifani non può cancellare le sue passate frequentazioni, frequentazioni agli atti giudiziari e sulla bocca dell’uomo comune di destra o di sinistra, ma gridare "il re è nudo!" è sempre pericoloso in Italia ed ecco allora le reazioni adirate della destra ma, qui la piccola bizzarria, anche del PD, con l’on. Finocchiaro, reduce dal brillante risultato alle recenti elezioni regionali della sua Sicilia, scagliarsi contro Travaglio seguita a ruota da La Repubblica, ormai sempre più partito-giornale oltre che giornale-partito nel gridare all’arraffapopoloinsultaistituzioni.

Perchè queste reazioni? Anche qui azzardo una analisi; il motivo è semplice, la spiegazione anche, il PD sta cercando di legittimarsi come unica opposizione e questo è un bene, e cerca legittimazione nella grande riforma costituzionale da portare avanti nel nuovo clima di distensione post bellico-elettorale. Ora, le riforme son importanti, il rispetto per le istituzioni anche, come la legittimazione politica, ma quale è il prezzo del sacrificio al bene più alto? Senza scadere nei 30 denari (euro? Dollari? Yen? yuan?) quale è il punto di rottura? o meglio qual è il limite morale in cui la tattica politica si scontra con l’etica? Quale il danno nel medio periodo del dover tacere quel che si dice in privato? E’ poi un vantaggio strategico reale? Ecco allora il terzo fatto interessante, dopo alcuni mesi di beata solitudine il PD riscopre il gusto per le alleanze. La spiegazione è di nuovo pronta, razionale, politicamente adeguata. Le elezioni amministrative e le europee son praticamente alle porte, il PD, privato del voto utile che ha drenato il 30% della Sinistra Arcobaleno verso di se teme di perdere amministrative e europee. Di più, Veltroni, se non sconfitto, perlomeno abbacchiatello dopo l’uno-due elettorale, cede al Dalemarini ed ecco allora riscoprire le alleanze con l’UDC in cui il senatore Cuffaro (condannato per aver favorito persone condannate per reati di mafia, detto così, tanto per ricordarcelo) rappresenta l’azionista di maggioranza e con gli scampoli di sinistra extra parlamentare a cui si è deciso di esternalizzare, con ottimi risultati, gli scempi del Prodi II.

Riassumendo ecco allora uno scandalo che sgomenta, un giornalista che si cassa per il bene superiore, un accordo con partiti rifiutati e da rifiutare che si profila, tre fatti diversissimi e a cui si danno risposte diverse accumunate però da un filo comune, il silenzio pubblico di piccoli e grandi partecipanti al gioco politico a volte vittime a volte carnefici dell’autocensura. Risposte? Ne azzardo una, la politica è passione e intelligenza, o meglio pancia e informazione. Senza informazione e senza la sua diffusione c’è spazio solo per la demagogia proviamo quindi a mettere in riga i fatti e cerchiamo di non aver paura di parlare o ci ritroveremo solo a mugugnare di insospettabilmente prevedibili sconfitte elettorali.

 

l’Opinione : La sconfitta - i risultati  3

Cat.: PARTECIPAZIONE, RESPONSABILITA', SOSTENIBILITA'
19. Maggio 2008

Ecco il risultato dell’opionione precedente, dai voti espressi la critica a Veltroni sembra dare spazio o all’abbandono (6 voti) o solo ad una gestione pro tempore in vista del congresso (10 voti)mentre solo 9 su 27 vorrebbero che insistesse con la sua linea, vedremo se il nuovo governo ombra e i prossimi mesi di opposizione cambieranno l’opinione generale

ecco tutti i risultati:

Dopo la sconfitta alle amministrative di Roma Veltroni Dovrebbe

 

 

 

  • Dimettersi, ha fallito su tutta la linea
    3               11% of all votes
  • restare, il progetto del PD resta valido
    10                                      37% of all votes
  • aspettare sei mesi fino alla convention e andarsene
    2                            7% of all votes
  • Andare in Africa e sciogliere il PD
    3                          11% of all votes
  • Aspettare che passi la buridda, tanto non c’è nessun altro da mettere al suo posto
    0                0% of all votes
  • Insistere con la sua linea politica riformista fino ad ora troppo timida
    9                     33% of all votes

Total Votes: 27 Started: 29 April 2008

Sulla sinistra trovate  la prossima opinione sul prossimo futuro di Napoli e la sua monnezza

 

 

 

 

 

La scuola (h)a vita bassa (o breve)?  11

Cat.: RESPONSABILITA', DIRITTO, OPPORTUNITA'
15. Maggio 2008

Li osservo
ogni mattina. Con interesse, curiosità; ma soprattutto con amore e un po’ di
apprensione. Varcano la soglia della scuola con lo sguardo assonnato e i
pantaloni a vita bassa: le mutande no, quelle, grazie al cielo, le hanno a vita
altissima, almeno fino a quando non si piegano per raccogliere qualcosa da
terra. Mi domando: “Sembrerò mica una pedofila guardona?”. Perché non riesco a percepire come normalità
il fatto che i miei alunni perdano le braghe ad ogni passo? E’possibile che i
genitori non riescano ad imporsi, vedendo i figli uscire di casa al mattino
bardati come se dovessero trascorrere la giornata sullo skate? E’ in questi
momenti che mi sorge il dubbio di essere diventata una vera insegnante.
Moralista, antiquata, bacchettona. Catone mi farebbe un baffo, se solo non
avessi ai piedi queste meravigliose scarpe arancioni.

Decido di
rimandare il problema. Mai portare a scuola le proprie ansie e frustrazioni. Li
aspetto in classe. Mi sento felice. Sono felice perché amo il mio lavoro e le
materie che insegno; sono felice anche se non so quanto durerà la mia supplenza
e per quanto tempo ancora salterò da una scuola all’altra; sono felice perché, nonostante
i due anni di specializzazione post-laurea, durante i quali Berlinguer, Moratti
e Fioroni (davvero poca la differenza) non mi hanno permesso di fare supplenze pur
imponendomi il versamento di 6000 euro (a proposito, grazie mamma!), sono felice, dicevo, perché finalmente ho un
posto in graduatoria. A 26 anni mi sto levando i panni della bambocciona. Non
male per un giovane cittadino italiano di sesso femminile.

Mancano due
minuti al suono della campanella. L’aula è vuota. Apro il giornale: “Faremo
diventare ogni scuola un’azienda. Via le graduatorie: saranno i dirigenti
scolastici a scegliere di volta in volta gli insegnanti”. Ho un mancamento. Nei
trenta secondi che restano si affastellano nella mia mente le notti passate sui
libri negli ultimi anni, i quaranta esami precedenti quello di Stato, le ore (infinite)
trascorse (in piedi) in provveditorato per controllare che i miei dati e la mia
posizione nelle graduatorie siano stati inseriti correttamente. “Via le
graduatorie”: almeno non dovrò più passare l’estate in provveditorato. Ma è la
questione dei presidi e delle aziende a sconvolgermi. Quali saranno d’ora in
poi i criteri di assunzione del personale docente? Siamo in Italia: non
dimentichiamolo. Siamo nell’Italia di Berlusconi e di Bossi: meglio
dimenticarlo. Sono giovane, ho poca esperienza alle spalle: quale preside mi
preferirà a chi ha alle spalle decenni di insegnamento? Non voglio vivere di
ripetizioni private in nero, né dipendere di nuovo dai miei genitori. Potrò mai
pensare a un figlio? Vedrò mai la pensione?

Chiudo gli
occhi.

“Prof., oggi interroga di latino?”,
“Prof., “fu” va con l’accento?”. Riapro gli occhi: “Ma che domande fai?”.
Sorrido allibita. Mi sorridono. Sorrido e basta. Mi sento ancora felice,
nonostante le prospettive poco rosee e il “fu” con l’accento. Alcuni entrano in
classe senza neppure salutare: in casa sono abituati così. Molti, però, fanno
crocchio intorno alla cattedra, ancora assonnati e con le cuffiette nell’orecchio:
sedici anni di musica, aspettative e smarrimento. No, avrò sbagliato
scarpe, ma non certo mestiere. Quello, forse, l’ha sbagliato qualcun altro.

 

Governo ombra del PD - un’analisi anagrafico-statistica  1

Cat.: approfondimenti
12. Maggio 2008

 Walter Veltroni ha da poco varato il governo ombra del PD, i cui “ministri” avranno un doppio compito: da un lato marcare stretto i ministri del governo Berlusconi, per censurarne gli errori e contrastarne le scelte non condivise e, dall’altro, esserne gli interlocutori principali per possibili intese bi-partisan.

 Il governo ombra del PD non è perfettamente speculare al governo Berlusconi. Ad esso infatti partecipa anche un “vicepremier” – Franceschini –, che manca nella compagine governativa, mentre la poltrona di Elio Vito – ministro per i rapporti con il Parlamento – è affidata congiuntamente ai capogruppo di Camera e Senato, Soro e Finocchiaro. Inoltre Giovanna Melandri, titolare della Comunicazione, non avrà un responsabile a livello ministeriale cui fare da controparte (si parla di affidare l’incarico ad un vice-ministro, carica che comporta la possibilità di partecipare al Consiglio dei Ministri, senza diritto di voto e soltanto su invito). Infine l’incarico di Portavoce, già attribuito nello Shadow Cabinet, non ha ancora un titolare nel governo. Per tutti gli altri dicasteri la specularità è però perfetta.

 In definitiva lo Shadow Cabinet conta 3 elementi in più del Cabinet - 24 a 21 (esclusi i premier): il vicepremier-ombra Franceschini, entrambi i capogruppo (al posto del Ministro per i rapporti col Parlamento), un ministro-ombra per la comunicazione. Restano esclusi dal computo il coordinatore e il portavoce del governo-ombra.

 In tutte le statistiche che seguono, per mantenere una simmetria con il lavoro precedentemente svolto sul Governo (vedi post precedente), non vengono conteggiati né il “premier” Veltroni, né il coordinatore, né il portavoce, mentre trovano spazio il “vicepremier” Franceschini, entrambi i capogruppo delle Camere e il ministro per la Comunicazione.

 Notizia positiva arriva sul fronte parità di genere nello Shadow Cabinet: 9 sono le donne “ministro” su 24, il 37,5%, risultato che spicca come davvero brillante se confrontato al misero 19% (4 ministre) del Governo della Repubblica, praticamente il doppio.

 Sul fronte età media i risultati sono invece i seguenti:

ministri con portafoglio: 51,6 (620:12) contro i 51,7 del Governo;

ministri senza portafoglio: 53,1 (638:12) contro i 47,6 del Governo (comprende il vicepremier, entrambi i capogruppo e il titolare della Comunicazione).

L’età media complessiva del governo è quindi di 52,4 anni (1258:24), contro i 49,7 del Governo, poco inferiore a quella dell’ultimo governo Prodi.

 Se nel calcolo viene inserito il premier Veltroni (1311:25) l’età media non varia, mentre, conteggiando il premier Berlusconi, il suo esecutivo sfora la quota psicologica di 50 anni, con 50,7 anni.

 Risulta evidente una differenza di età non indifferente (2,7 anni) fra le compagini governative espresse da maggioranza e opposizione. Ma è l’analisi ministro per ministro a fornire gli spunti più interessanti: mentre nel governo i ministri con meno di 40 anni sono 5 (di cui due con portafoglio) il governo ombra ne conta solo due, di cui uno (Colaninno – sviluppo economico) con portafoglio, mentre la titolare delle politiche giovanili ha soli 26 anni (circostanza che però potrebbe far dubitare delle sue reali chanches di ricoprire questo incarico nel vero governo).

 8 su 24 sono i ministri del governo-ombra sotto i 50 anni (33,3%), mentre 10 su 21 sono gli equivalenti nell’esecutivo Berlusconi (47,6%).

 Se poi tagliamo le ali estreme (il più giovane e il più anziano) l’età media del governo-ombra sale a 52,9, quella del governo resta invariata a 49,7.

Quali considerazioni? Sempre limitandosi all’ambito anagrafico-statistico, e quindi senza voler giudicare competenze e professionalità, non si può non notare la minore età media del governo rispetto alla sua ombra e anche l’omogenea distribuzione delle fasce di età fra i 30 e i 70 anni:  ai 5 ministri under 40 corrispondono infatti 5 ministri over 60; completano il quadro 5 ministri under 50 e 6 under 60. Si tratta di una distribuzione che sembra fatta con il bilancino e che attribuisce pari dignità a tutte le classi di età, lasciando fuori solo gli over 70, comunque ben rappresentati dai posti-chiave di Presidente del Consiglio e sottosegretario alla Presidenza.

Nel governo ombra la distribuzione è invece meno omogenea (1 under 30, 1 under 40, 6 under 50, 10 under 60 e 5 over sessanta) con una significativa prevalenza dei cinquantenni e una sottorappresentazione degli under 40. In compenso mancano figure over 70. Vi è certamente da mettere in conto che molti big del PD (D’Alema e Rutelli) non fanno parte del governo ombra, forse per dare un segnale di distacco da questo esperimento veltroniano. Difficile invece credere che essi non avrebbero fatto parte del governo in caso di vittoria elettorale, a meno di non essere eletti alla Presidenza di una camera. Ne sarebbe risultato un esecutivo ancora un po’ più vecchio anche perchè forse privo della sua componente più giovane, Pina Piperno, che non penso sarebbe stata nominata ministro alla tenerissima età di 26 anni.

Dal confronto fra gli esecutivi – entrambi di espressione quasi totalmente politica – emerge quindi una valorizzazione da parte di PDL+Lega delle nuove leve, elevate ad incarichi anche prestigiosi, ma soprattuto messe a farsi le ossa in dicasteri senza portafoglio, mentre nel PD viene premiata l’esperienza (o la rendita di posizione acquisita in anni di militanza?), a dispetto della promozione di una nuova classe dirigente di partito (curioso che l’età media sia più elevata per i ministri senza portafoglio). Inoltre si deve tener  conto delle particolarità dei due under 40 – figure che hanno una valenza altamente simbolica (detto senza critica): Colaninno è figlio d’arte e rappresenta il mondo imprenditoriale, Pina Picerno è il simbolo della generazione dei ventenni, stretta fra precariato e assenza di prospettive.

Limitandomi al solo esame anagrafico, che so bene non essere il più importante, ne concludo che il PD avrebbe potuto fare di meglio.

 Ecco l’anagrafica e il confronto ministro per ministro:

Berlusconi, 1936                                 72                    Veltroni, 1955             53

Gianni Letta, 1935                               73                    Morando, 1950           58

Dicasteri con portafoglio:

Matteoli (Infrastrutture), 1940              68                    Martella, 1968             40

La Russa (Difesa) 1947                       61                    Pinotti, 1961                47

Tremonti (Economia), 1947                 61                    Bersani, 1951              57

Scajola (Attività Produttive) 1948        60                    Colaninno, 1970          38

Sacconi (Welfare), 1950                     58                     Letta, 1966                  42

Maroni (Interni), 1955                         53                    Minniti, 1956               52

Frattini (Esteri), 1957                           51                    Fassino, 1949              59

Bondi (Beni Culturali), 1959                 49                    Cerami, 1940              68

Prestigiacomo (Ambiente), 1966          42                    Realacci, 1955             53

Zaia (Politiche Agricole), 1968            40                    Andria, 1952               56

Alfano (Giustizia), 1970                       38                    Tenaglia, 1961            47

Gelmini (Istruzione), 1973                    35                    Garavaglia, 1947         61

Dicasteri senza portafoglio

Bossi (Riforme) 1941                           67                    Chiamparino, 1948      60

Brunetta (Funzione Pubblica), 1950      58                    Lanzillotta, 1948          60

Ronchi (Pol. Comunitarie), 1955          53                    Merloni, 1963              45

Calderoli (Semplificazione)                  52                    Magnolfi, 1951            57

Vito (Rapp. Parlamento), 1960            48                    Soro – 60, Finocch.     53

Rotondi (Att. Programma), 1960         48                    Ventura, 1943             65

Fitto (Affari Regionali), 1969               39                    Bastico, 1951              57

Carfagna (Pari Opportunità), 1975      33                    Franco, 1949               59

Meloni (Politiche Giovanili), 1977        31                    Picierno, 1982             26

 Completano il governo-ombra e non hanno un corrispondente nel governo:

Melandri (comunicazione), 1962 - 46; Franceschini (vicepremier), 1958 - 50; Levi (portavoce), 1949 - 59.

 PS: il portavoce dello Shadow Cabinet è quel Levi del famigerato disegno di legge Levi-Prodi sull’editoria accusato di voler imbrigliare la libertà di espressione in Rete.

 

« previous

valid XHTML | CSS
design by Luke 07
powered by Saki_Kawa