To LAB or not to LAB 9
Cat.: PARTECIPAZIONE, TRASPARENZA, OPPORTUNITA'20. Dicembre 2007
Dopo molte settimane nebulose l’evoluzione politica del processo costituente del PD comincia a far intravedere alcune linee guida che andranno man mano definendosi in dettaglio e chiarezza nelle prossime settimane. Voglio condividere con voi questa mia analisi per poi esaminare nella seconda parte del mio post se e come il progetto del LAB8 possa evolversi o cessare di esistere nella mutata realtà politica del PD.
Struttura organizzativa - i Circoli Territoriali
Territorialmente quello che si profila è un partito di circoli, entità meta territoriali dimensionalmente collocabili tra gli organismi provinciali e le vecchie sezioni con una area di azione corrispondente al municipio per l’area metropolitana genevose. Le perplessità da parte degli iscritti a DS e DL sono quelle della perdita del presidio territoriale e della difficile integrazione di realtà di quartiere molto distinte e radicate (per esempio Sestri, Voltri, Cornigliano) che si troverebbero costrette a convergere in un unico luogo.
Pur comprendendo le motivazioni storiche, emozionali e organizzative da parte degli iscritti, soprattutto ex DS, credo che la presenza territoriale così strutturata possa servire a creare circoli numericamente, culturalmente, progettualmente e politicamente più vivi rispetto alla multiforme realtà delle unità di base dei DS che pur attive e pulsanti in molti casi ha visto impoverirsi il suo tessuto fino ad arrivare all’annulamente sostanziale se non formale di gran parte delle ex sezioni.
la necessità inoltre di fornire punti di ritrovo visibili e facilmente accessibili, tecnologicamente attrezzati con spazi polifunzionali credo imponga una centralità territoriale diversa dalle sezioni che spesso sono collocate in luoghi difficilmente individuabili.
Il PD nelle sue intenzioni è il partito della mescolanza delle identità, tra DS e DL , tra iscritti e non iscritti maanche ( Walter Tm) tra diversi DS, ingrediente essenziale per evitare di far sentire corpi estranei alla vita del circolo i non iscritti che vorranno parteciparvi ed evitare di sentirsi come "l’unica persona che non sa di quello di cui si sta parlando" come ha detto con ottima sintesi la labottina Silvia.
Struttura organizzativa - i circoli del Lavoro e le altre forme di organizzazione
In fase successiva si pensa poi di attivare i Circoli del lavoro, eredi diretti delle sezioni aziendali. Se queste due forme organizzative ( circoli territoriali e del lavoro) rappresentano l’aggregazione per contingenza territoriale e l’aggregazione per contingenza lavorativa il partito non sta prevedendo forme di aggregazione per metodo di lavoro e per progetto con una forte interfaccia web che coinvolga iscritti e non iscritti, con forme simili a quelle del modello LAB8. Le motivazioni fornite per giustificare l’assenza di questa forma vanno dal rischio del circolo personalistico e della non priorità di queste forme di organizzazione che passano in secondo piano data la necessità di costruire circoli territoriali per essere pronti alle elezioni politiche anticipate.
La Partecipazione
Scomparsa ogni distinzione iscritto-associato, come si era discusso in una prima fase gli organi provinciali saranno integrati dai primi due delegati dei circoli per ogni genere eletti nelle nuove primarie chiuse, con preferenze all’interno della platea degli elettori del 14 ottobre. Questa modalità, che esclude tutti i non partecipanti del 14 ottobre (quindi in larga partele generazioni tra i 16 e i 50) da uno status di iscrizione retroattiva alle primarie che erano state presentate esattamente come momento di partecipazione e non di iscrizione al PD.
Questa scelta viene motivata dalla necessità di controllare le infiltrazioni di stampo mafioso-andranghetino-camorrista negli organi
provinciali delle assemblee dei partiti democratici meridionali. Comprendendo la motivazione, risultà però stridente il doppio binario che ha previsto per le primarie del 14 ottobre liste bloccate con l’inevitabile cooptazione anche positiva di ceto politico o para politico e l’apertura delle liste con preferenze per i delegati dei circoli ma non all’interno di tutto il corpo elettorale, solo con la platea vasta, ma pur sempre ristretta degli elettori del 14 ottobre. Dovremo verificare con mano questa ipotesi, ma la prima impressione è che verranno avvantaggiati iscritti e ex segretari di sezione rispetto ai candidati-fondatori non iscritti in quanto in possesso di un accesso naturale e privilegiato al voto più strutturato tradizionale dei partiti. Anche se numericamente questi voti sono il 20% dei votanti delle primarie è difficile, al momento, ipotizzare che molti degli elettori semplici del PD partecipino ad un evento in tono essenzialmente minore dal punto di vista mediatico e senza il traino della candidatura Veltroni. L’impossibilità, per ragioni di privacy, di accedere alle liste dei votanti del 14 Ottobre rende ancora più improbabile la raccolta di preferenze per gli appartenenti al terzo pilastro, i non iscritti a DS e DL.
Il Programma
Le necessità organizzative di creazione di regole e strutture territoriali e l’ambiguità necessaria al percorso dio traghettamento dell’unione DS-DL sta creando una grande buco di iniziativa politica lasciata al 70% al segretario Veltroni, al 20% alle minoranze organizzate all’interno del perimetro del PD legate alla componente teocon e al 10% al neonato esecutivo nazionale. Sperando nella crescita del peso politico dell’esecutivo che per numero di componenti, età media, competenze ed equilibrio di genere credo rappresenti l’organo ideale per l’azione politica nazionale del PD a livello regionale si parla dell’istituzione di Forum tematici, con modalità da stabilire e probabilmente, in questa prima fase, solo nelle regioni del Nord. Ponendo attenzione a non confondere modalità di organizzazione per progetti ai forum e attendendo come essi saranno organizzati è utile pensare ai Forum, come filtri successivi per circoli, gruppi, singoli cittadini iscritti e non iscritti per partecipare alla creazione del programma del PD con tempi più ragionevoli e platea più democraticamente vasta del passato recente. Una delle sensazioni più vive del periodo pre 14 ottobre che ho sempre provato è che ogni gruppo, gruppetto o gruppone tendesse a costruire regole, proposte e idee spesso sovrapponendosi al lavoro di altri gruppi e scoprendo altrettanto spesso l’acqua calda. Anche il LAB8 ha avanzato le sue proposte e elaborato la sua mappa delle idee ma pensandolo come contributo alla discussione generale e come documenti volutamente aperti e semplificati ideali per essere innervati e approfonditi senza la presunzione di esprimere IL Partito Democratico o LE regole del nascente PD.
To LAB or not to LAB
Arriviamo dunque dopo questa lunga introduzione a discutere del LAB8. Dal quadro descritto nelle precedenti righe sembra chiaro che al di là dell’alternanza di elementi positivi e negativi dell’evoluzione del partito il PD non vuole, o più benignamente, non può dare legittimità ufficiale al LAB8 all’interno delle sue forme di organizzazione.
La legittimazione di forme strutturate come metodo di lavoro era una delle richieste fondanti del mio impegno e di quello di molti altri labottini nei confronti del LAB. Si chiedeva di essere riconosciuti come parte del corpo del partito, al pari dei circoli territoriali e del lavoro per poter fungere da ponte tra iscritti e non iscritti, mondo politico e singoli cittadini, né sezione né associazione, né gruppo di sole donne, soli giovani, soli iscritti, soli laici, soli gay, soli laureati, soli operai, ma mescolanza, contaminazione e naturale di integrazione di generi e generazioni, storie politiche giovani e mature che si incontravo sul terreno comune della politica per progetti e forme di partecipazione alternative.
Uno degli esempi della forza del LAB8 che ho ricavato dalla mia esperienza personale di questi è dato dalla percezioni che gli altri avevano di noi. Chi ci immaginava come un gruppo di giovani ventenni non iscritti e net addicted, chi di iscritti delle sezioni DS, chi un gruppo Tassistrocentrico. Tutti questi interlocutori coglievano infatti un aspetto del LAB8 non considerando la reale formula di integrazione raggiunta in pochi mesi all’interno del LAB tra tutti i suoi aderenti.
Se questa formula è troppo avanzata per il PD o semplicemente non compresa o ancora troppo sperimentale e soggetta a distorsioni che non ci sono proprie per essere assorbita da un grande partito di massa come il partito democratico è materia che lasceremo ai dietrologi ed ai rancorosi, resta il fatto che l’energia e l’attività del LAB8 è marciata con i motori al minimo in queste ultime settimane aspettando questo riconoscimento che non è arrivato. Questo ha influenzato di conseguenza sia lo sviluppo dei progetti che l’espansione di aderenti face to face, pur continuando a dare risultati interessanti nello sfruttamento dello strumento blog.
Cosa fare dunque del LAB8?
La prima soluzione è la sua chiusura. Dato che nella struttura PD si può fare politica attiva solo nei circoli territoriali e non sono previste altre forme i labottini posso cessare di essere tali e decidere se aderire al partito con i suoi circoli o rimanere fuori dal partito stesso. E’ una soluzione radicale ma son sempre stato contrario alla tendenza delle organizzazioni di proseguire se stesse anche quando le sue finalità originarie si sono esaurite.
La seconda soluzione è quella della trasformazione del LAB8 in associazione vicina ma esterna al PD, che organizza eventi culturali e funge da punto di discussione e sensibilizzazione. Questa soluzione mi convince poco, sia perché a Genova esistono associazioni ben più grosse della nostra che già svolgono ampiamente e meglio di quanto potremmo fare noi questo compito, sia perché lo trovo un fare politica che non mi è proprio che ha già dimostrato di poter degenerare facilmente in comodi caldi nidi per giochi politici sotterranei. Questa attività para culturale inoltre rischia di ricadere nell’autoreferenzialità del mondo politico dove i convegni al di là del loro effettivo interesse sembrano un enorme set dove le stesse comparse transumano da una sala all’altra per fornire da pubblico allo show del politico di turno.
Il LAB8 soffre di autoreferenzialità perché i commentatori del suo blog son spesso gli stessi autori degli articoli? Personalmente non lo credo. Uno degli strumenti di qualità all’interno di un ristorante di alta classe è quello di lasciare visibile la cucina ai suoi clienti che possono così seguire la preparazione delle pietanze e apprezzare la pulizia dei ripiani, la qualità degli ingredienti e la maestria dei cuochi. Direste ad un grande chef che è la sua cucina è scadente perché vi mostra pentole e fornelli, i pennelli e la tavolozza del suo mestiere? Non credo e questo post pubblicato sul blog del LAB8 e non nelle secrete stanze della sua Mailing List, vuol esserne la dimostrazione.
Resta il problema del LAB8 di non cucinare sempre gli stessi piatti e fuor di metafora di interromper quel processo espansivo che è rallentato all’approssimarsi dello scenario attuale.
Questo ci porta alla terza soluzione, il LAB8 decide di partecipare con quanti candidati e fondatori del PD può nella formazione dei circoli territoriali, cercando di importare il suo metodo di lavoro negli stessi. Allo stesso tempo lavora alla trasformazione del LAB8 in un service di progetti e idee da "vendere" ai vari circoli creando anche contatti ed iniziative intercircolari (permettetemi l’orribile neologismo) mantenendo il LAB8 nel Partito Democratico de facto. Questa idea può avere un suo fascino ma si scontra con una essenziale e scarsa risorsa. Il tempo. E’ inutile nasconderselo, all’interno del LAB8 i gradi di impegno, partecipazione e produzione di contenuti sono notevolmente difformi, è naturale, siamo un laboratorio e non una caserma e del resto il doppio impegno di vita di sezione e di vita di laboratorio nei termini e con la qualità di un buon servizio va dall’ estremamente complesso al francamente irrealizzabile. Allo stesso tempo l’ipotesi di rimanere nel LAB8 privato di un riscontro di rappresentatività diretta per fornire il proprio contributo ai fondatori dei circoli che porteranno al loro interno queste istanze mi sembra la classica situazione italiana in cui le perdite sono sempre statali e i profitti sempre privati.
Alla base di questa ipotesi rimane quindi una ulteriore e più equa redistribuzione del lavoro all’interno del LAB in termini di ore di lavoro effettivo (processo peraltro già in atto in modo spontaneo e molto positivo) e un mutamento della sua struttura organizzativa che si adatti alla realtà contingente come del resto è già stato fatto nel passaggio da comitato a Laboratorio.
Al momento non ho una personale risposta su quale sia la migliore delle strade da seguire per il futuro del LAB, ecco perché chiedo il contributo degli altri cuochi labottini per chiedere quale sarà il nostro prossimo piatto o se dobbiamo andar tutti a mangiare da mc Donald.
a presto.
Luca "Jappilas" Romeo
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