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Archive for the 'L'imputato' Category

Questione morale per tutti  4

Cat.: L'imputato, lab8 comix
19. Dicembre 2008

C’è chi dice Vaff…. e un po’ di ragione ce l’ha anche….  5

Cat.: L'imputato, approfondimenti, RESPONSABILITA', DIRITTO
12. Giugno 2008

Probabilmente è colpa mia, probabilmente lo sconforto dopo le elezioni è stato grande, probabilmente avevo riversato troppe aspettative nella politica, nelle persone, probabilmente ho voluto a tutti i costi chiudere gli occhi su molte cose per provare a sostenere "il meno peggio" con convinzione, perchè le alternative erano la vittoria di un’accozzaglia di opportunisti-piazzisti-venditori di "magical blade" su medishopping, cioè il governo attuale, cioè un governo inutile, che ci sia o no non cambia e non cambierà nulla, la crisi andrà inesorabilmente avanti senza freni, o un governo che qualche toppa l’avrebbe anche potuta mettere, ovvio non mi aspettavo miracoli, ma qualche toppina almeno a riparare il tessuto sociale, quella si. Probabilmente ho sopravvalutato la mia disponibilità di impegno per riuscire a cambiare le cose da "dentro", probabilmente sono rimasto fregato per l’ennesima volta….ma molto più probabilmente ci troviamo in un paese che si merita la monnezza a Napoli e "ora" anche a Palermo, che si merita la crisi Alitalia, che si merita gli ospedali-macelleria, che si merita che un certo capo del Senato dica: "almeno senza intercettazioni i magistrati torneranno ad indagare seriamente", si merita gli scandali di appalti, ma guardate un po’, "truccati", ci meritiamo una chiesa, sovrana di uno stato indipendente, non faccia altro che mettere becco nelle nostre faccende, senza pagare le tasse manco per le fogne che ci scarica, ci meritiamo proprio di essere zerbini di questo clero….perchè ce lo meritiamo?
Io sono un razionalista, ancor prima che un romantico, e quindi mi piace parlare illustrando i fatti. Quindi vi presento qualche video che merita attenzione per capire come tutto ormai sia ad un livello di marciume che recuperare qualcosa è davvero difficile….un tempo si sarebbe potuto dire che ci sarebbero stati gli estremi per una rivoluzione ben fatta, con qualche testa decapitata….non metaforicamente parlando.

Ecco come il magistrale Ghezzi ci fa un excursus sulle vicende tra il Silvio e il Bossi dagli albori, per farci capire quale caratura morale ha chi ha seguito questi due politici negli anni.

 

Bossi vs Berlusconi Il Lunedì di Blob 2 Giugno 2008 Parte 1

Per non appesantire vi lascio a voi il compito di cercarvi e guardare anche la "Parte 2", il finale con i botti.

Qua c’è un evento che mi ha un po’ fatto scoppiare e mi ha dato gli stimoli per scrivere queste righe. Parlo di quello che succede dal minuto 2:17 del video. Di Pietro sarà anche il solito sensazionalista, esagerato, ma ***** (o meglio acciderbolina) la Bindi che ci sta a fare li? Con un’accusa formale! Cosa ci differenzia da "loro" se siamo omertosi?….ah scusate, non siamo omertosi, siamo opportunisti, anche noi abbiamo i nostri pianisti!

 

Camera dei Deputati (10/06/08)-Barbato e Di Pietro

Ho tolto un po’ di altri video che avevo messo, intercettazioni, scandali delle mense, scandali del porto, scandali di guerre, scandali di prezzi, scandali di speculazioni sulla benzina, scandali di tutto, tanto trovarne altri, molto più esplicativi della situazione attuale è facilissimo, basta cercare e riflettere un attimo….sempre che sia l’obiettivo che ci proponiamo, sempre più spesso mi rendo conto che le persone raggiunto un certo equilibrio mentale-morale-culturale poi si fissino su quelle posizioni per cercare di non rimettere tutto in gioco. Cosa vogliamo cambiare? Forse è il caso di fare più che volere, ma da quando ho avuto l’età per seguire e capire un telegiornale c’è sempre stato qualche politico che, da destra o da sinistra, vuole cambiare….conosco persone che sono state prese a calci nel **** (fondo schiena) per aver sparato molte, ma molte, ma molte meno fregnacce!! E l’ora che questa gente impari un po’ a stare al mondo!!

Dopo aver trasformato questo post in uno sfogatoio personale torno a fissare la pioggia, al 12 giugno….probabilmente sarà anche colpa della metereopatia….

Andrea

Intercettiamo la disinformazione  0

Cat.: L'imputato, approfondimenti, DIRITTO
11. Giugno 2008

La proposta del Presidente del Consiglio di operare una stretta notevolissima sul ricorso alle intercettazioni, limitandole, nelle sue dichiarazioni, ai soli reati legati al terrorismo e alla criminalità organizzata, ha suscitato dure polemiche ed un acceso dibattito sui media e nell’opinione pubblica.

Anche a voler considerare riassuntivo e non esaustivo l’elenco dei reati fornito da Berlusconi, perché sembra davvero improbabile che si possano vietare le intercettazioni per gli omicidi, la pedofilia (senza intercettazioni non si potrebbe combattere tutto l’immenso mercato on-line legato a questo crimine) o il traffico di stupefacenti, resta il fatto che dietro la proposta può avere l’effetto – voluto o meno - di sottrarre al principale strumento di contrasto i reati dei potenti, della casta, avvalorando così le accuse alla nuova maggioranza di essere forte con i deboli e debole con i forti.

Quello che però è davvero grave è la disinformazione che ha accompagnato la proposta. Questa operazione di accorta mistificazione della realtà si è incentrata su tre punti in particolare:

1)      Il numero delle persone sottoposte ad intercettazione: su questo punto si sono dati davvero i numeri! Si è detto che in Italia gli intercettati sono oltre 100.000, quasi lo 0,2% della popolazione, con un miliardo di telefonate controllate all’anno (così calcolava ieri sera il Sen. Gasparri ospite a Ballarò). Secondo Repubblica le utenze intercettate sono state oltre 120.000 nel 2007. Utenze intercettate ha un significato molto diverso da persone intercettate: la maggior parte dei cittadini infatti dispone almeno di un cellulare e di un numero di telefono fisso; molti possiedono anche un secondo cellulare e un numero di ufficio. Il che porta ad avere da 2 a 4 o più utenze intercettate, ma una solo intercettato. E’ noto inoltre come chi compie reati, se non è uno sprovveduto, cambi spesso telefono e scheda, proprio per sfuggire ad eventuali indagini; questo non può far altro che aumentare le utenze intercettate. Vi è un secondo dubbio che non sono riuscito a chiarirmi: i numeri che fornisce Repubblica e che sembrano sostanzialmente attendibili, si riferiscono davvero alle utenze o ai decreti di intercettazione? La differenza è importante. Il nostro Codice di procedura penale prevede infatti che il decreto con cui è disposta l’intercettazione debba essere rinnovato dal giudice ogni 15 giorni per le intercettazioni legate ai reati comuni e ogni 40 per i reati legati alla criminalità organizzata. Ipotizziamo che i 120.000 di Repubblica siano i decreti emanati e prendiamo un soggetto intercettato a casa, in ufficio e sui due cellulari, per due mesi: abbiamo 4 utenze intercettate, un decreto di intercettazione e tre proroghe, minimo quattro decreti; se poi le utenze sono state sottoposte ad intercettazione in momenti differenti, e quindi con decreti diversi, si potrebbe arrivare ad avere un intercettato, ma sedici decreti di intercettazione. Le persone sottoposte ad intercettazione sono quindi molte meno di quello che si vuol far credere. E’ però innegabile che il numero si dilati a dismisura se consideriamo le persone intercettate indirettamente, vale a dire tutte quelle che hanno avuto una conversazione con l’intercettato e che nulla c’entrano con il reato per cui si procede. Si è anche detto che negli altri paesi le intercettazioni sono infinitamente inferiori, senza però dire che altrove a disporle (senza entrare nel conto) è non solo la magistratura, ma anche le forze dell’ordine, i servizi segreti e spesso le autorità di borsa per quanto riguarda i reati finanziari. Infine non si è ricordato che l’80% delle intercettazioni riguardano reati di criminalità organizzata, che non sarebbero toccati dalla riforma e per i quali possiamo vantare un tristissimo primato rispetto agli altri paesi. Insomma non solo i numeri vanno rivisti al ribasso, ma bisogna anche fugare la sensazione di vivere in un paese di intercettati, se è vero che le utenze/decreti di intercettazione non legati a reati di criminalità organizzata sono meno 25.000 (un approssimativo 20% di 120.000) e quindi (considerando due utenze per soggetto) circa 12.000 cittadini, lo 0,02% della popolazione, come dire che a Genova, ci sarebbero 120 intercettati non legati a reati di criminalità organizzata. Non mi sembra un’enormità.

2)      Il costo delle intercettazioni: si è detto che le intercettazioni coprono un terzo delle spese di giustizia. Falso ma vero. I 224 milioni di euro spesi nel 2007 per intercettazioni costituiscono un terzo di uno dei sottocapitoli del bilancio della Giustizia, sottocapitolo che va sotto il nome – ecco l’ambiguità su cui giocare – di “spese di giustizia obbligatorie” e che comprende le spese per periti e interpreti, trasferte di polizia giudiziaria, indennità dei giudici onorari e di pace e il gratuito patrocinio. Spese che potrebbero essere peraltro recuperate con la condanna al pagamento delle spese processuali che viene comminata in caso di accertamento del reato. Recupero che avviene solo nel 3-7% dei casi. Il bilancio della Giustizia è invece di 7 miliardi e 700 milioni all’anno e quindi le spese per intercettazioni ne costituiscono non  il 33%, ma un misero 2,9%, meno di un decimo di quanto lasci credere, per ignoranza o malafede, il Ministro della Giustizia. Infine – come giustamente evidenziava Luigi Ferrarella sul Corriere di ieri – spesso le intercettazioni ripagano la spesa sostenuta per effettuarle. Nel suo articolo”una sfilza di leggende” ricorda come, dalla sola inchiesta Antonveneta (le cui intercettazioni sono costate 8 milioni di euro), siano arrivati dai portafogli gonfi dei “furbetti del quartierino” alle casse dello Stato 340 milioni di euro, già messi a bilancio per la costruzione di asili e superiori per 120 milioni di euro al costo annuale di tutte le intercettazioni eseguite nel paese. Infine le intercettazioni costano così tanto perché lo Stato, invece di imporre ai gestori telefonici l’obbligo di rendere il servizio gratuitamente o ad una tariffa iper-agevolata “per ragioni di Giustizia”, come avviene ad esempio in Germania, o quantomeno di pretendere tariffe a prezzi di mercato, paga le compagnie telefoniche sulla base di piani tariffari vecchi di dieci anni, che nessuna azienda accetterebbe mai e che sarebbero totalmente fuori mercato. Forse è di lì che si può cominciare a ridurre i costi: dagli accordi con i gestori e dal recupero delle spese ripetibili.

3)      Il Far West legislativo: Si è fatto credere che in Italia il sistema di intercettazione sia deregolato, lasciato alla mercé dei magistrati. A dire il vero la legislazione italiana è una delle più garantiste e severe d’Europa. Non solo già prevede che si possa procedere solo per reati puniti con  pena massima non inferiore a 5 anni, ma sottopone il ricorso allo strumento investigativo alla sussistenza di gravi indizi di reato e alla sua indispensabilità per la prosecuzione delle indagini. Una precisazione: i gravi indizi devono riguardare il reato, non la colpevolezza di un soggetto. Si può quindi procedere ad intercettazioni anche quando un fascicolo sia stato aperto contro ignoti e si abbia un sospetto o si voglia sorvegliare una o più persone per ricavarne utili informazioni. E’ poi disciplinata con cura la trascrizione, la conservazione e la distruzione delle parti irrilevanti. Insomma rispetto ad altri paesi dove bastano indizi e un generico richiamo alla gravità del reato (senza che siano fissate soglie minime di pena), la nostra legislazione è molto più disciplinata.

Certo non tutto è rosa e fiori. Il problema principale riguarda le fughe di notizie e la pubblicazione delle intercettazioni o addirittura la divulgazione su web dei file audio delle conversazioni. L’emergenza sta lì; l’intercettazione non fa male in se, ma quando viene resa pubblica. Affronterò questo argomento in una prossima riflessione.

                                 Alessandro Costanzo de Castro

Assassini al volante: un’analisi normativa  3

Cat.: L'imputato, DIRITTO
18. Marzo 2008

L’ennesimo e tragico incidente mortale causato da un conducente in stato di ebbrezza ha giustamente portato nuovamente alla ribalta il problema della (spesso mancata) punizione dei colpevoli di un reato così deplorevole. Veltroni stesso, oggi, ha espresso indignazione per la scarcerazione del giovane autore dell’incidente, in cui hanno perso la vita due ragazze irlandesi.

Ma sono i giudici ad essere impazziti o è la legge che consente tutto ciò?

Cerchiamo di capirlo nell’articolo che segue, che vuol essere un approfondimento sugli aspetti normativi di queste vicende.

 Chi ammazza qualcuno in un incidente stradale commette un omicidio colposo. La legge definisce un delitto come “colposo, o contro l’intenzione, quando l’evento – nel caso dell’omicidio l’evento è la morte - anche se preveduto, non è voluto dall’agente e si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia o per inosservanza” di norme - art. 43 Codice penale (Cp). Ai delitti colposi si contrappongono quelli dolosi o volontari, in cui l’evento è lo scopo stesso del delitto (dolo intenzionale), oppure non è il fine del delitto, ma si sa che succederà (cd dolo diretto - per rapinare una banca so che dovrò uccidere una guardia) oppure l’evento non è voluto, ma è comunque accettato (dolo eventuale – per ottenere un risarcimento dall’assicurazione do fuoco a casa mia; so che al piano di sopra abita una vecchietta, che a volte va a stare dalla nipote; non voglio ucciderla ma, pur consapevole che potrebbe essere in casa, procedo comunque ad appiccare il fuoco, accettando di ucciderla).

 Nel caso dell’incidente stradale è evidente come non ci sia mai la volontà di uccidere. A volte può mancare anche la colpa e si viene assolti del tutto (se un pedone attraversa l’autostrada in curva e io lo ammazzo sono innocente). L’art. 589 del codice penale punisce con la pena della reclusione da sei mesi a cinque anni l’omicidio colposo classico (lascio inavvertitamente il gas aperto in casa, che salta per aria e uccide la solita sventurata vecchietta del piano di sopra). Se la morte è dovuta a violazione delle norme stradali o sulla sicurezza sui luoghi di lavoro il minimo sale a due anni, mentre il massimo resta invariato a cinque anni. Se muoiono più persone la pena può essere aumentata fino al triplo.

 Chi guida ubriaco viola l’art. 186 del Codice della strada e quindi, in caso di incidente mortale, rischia una condanna da due a cinque anni. Se ha ucciso due persone la pena andrà da 6 a 12 anni (12 e non 15 perché la legge dice che, pur aumentata fino al triplo, la pena non può superare i 12 anni).  Una pena da 6 a 12 anni significherebbe andare dritti in carcere se…

1)      in caso di risarcimento del danno non venisse riconosciuta la relativa attenuante (art. 62n.6 Cp), meno un terzo della pena: risultato 4-8 anni;

2)      non fossero riconosciute le attenuanti generiche: un’attenuante vaga e non definita, generica appunto, introdotta dal nostro benevolo legislatore, che praticamente viene quasi sempre concessa a chi sia incensurato. Essa comporta una riduzione fino ad un terzo della pena. Quindi i nostri ormai 4-8 anni diventano da 2 anni e 8 mesi (32mesi) a 5 anni e 4 mesi 64 mesi).

3)      l’imputato non avesse la possibilità di optare per un rito alternativo – giudizio abbreviato o patteggiamento – che portano ad un ulteriore riduzione della pena fino ad un terzo. Quindi: 32 mesi diventano 24 mesi e 64mesi scendono a  42 (3 anni e mezzo).

  Per pene inferiori a due anni al condannato incensurato viene concessa la sospensione condizionale della pena: non va in carcere e, se entro 5 anni non commette un altro delitto, il reato è estinto.

Ma non finisce qui. Per pene inferiori a tre anni c’è l’affidamento in prova ai servizi sociali: in pratica vai a chiacchierare con un assistente sociale del tuo percorso di recupero e di rieducazione e ti impegni in qualche attività socialmente utile. Infine c’è la detenzione domiciliare: chi è condannato fino a 4 anni può scontare la pena in un luogo che si sceglie. Facciamo poi finta che il nostro omicida non abbia una lira e non possa quindi risarcire il danno, venendo così meno una delle due attenuanti. La pena si attesterebbe da 32 a 64 mesi, il che vuol dire che, nel primo caso, ci sarebbe l’affidamento in prova ai servizi sociali e nel secondo la detenzione domiciliare (per un anno e poi l’affidamento ai servizi sociali).

 Ecco che – per i balzelli del nostro sistema legislativo – il nostro pirata è libero e in carcere non ci va: l’unica pena che sconterà sarà – forse - quella impostagli dalla sua coscienza.

 Incredibile?

Forse, ma sconsolatevi ancor di più a pensare che è stato dimostrato (si legga “Toghe rotte” a cura di Bruno Tinti) come – a determinate condizioni – l’autore di un omicidio teoricamente punito con l’ergastolo se la possa cavare con una condanna a 10 anni e dopo 5 circa essere di nuovo a spasso!

Tutto questo lo consentono le leggi italiane, affastellate una sull’altra negli anni senza che nessuno si accorgesse cosa stava diventando la giustizia nel nostro Paese.

 Tornando all’omicida al volante, vi chiederete: non esiste un’aggravante specifica per chi uccide guidando ubriaco o drogato? No, non esiste.

Al momento la guida in stato di ebbrezza è un reato lieve ed autonomo, che si somma all’omicidio colposo, ma non ne costituisce un’aggravante a se stante. Questa sarebbe esistita se fosse entrato in vigore il cd “pacchetto sicurezza”, che prevedeva un forte aumento di pena per queste ipotesi: si passava dagli attuali 2-5 anni a 3-10 anni e, in caso di omicidio colposo plurimo, si sarebbe potuti arrivare a 15 anni e non più a 12. Ma il governo è caduto e il pacchetto sicurezza giace in Parlamento, in attesa che il prossimo – forse – lo traduca in legge.

 Un’ultima considerazione: è scandaloso che uno che uccide mentre guida ubriaco sia scarcerato il giorno dopo? Direi di si, ma ancora una volta è la legge.

In Italia – come nella maggior parte dei paesi democratici – vige il principio di innocenza. Anche in presenza di prove schiaccianti – come la confessione – un imputato è innocente finché la condanna diventa definitiva. Le misure cautelari (quelle disposte prima della condanna) possono essere disposte dal giudice se ricorre almeno una di queste tre condizioni – art.274 codice procedura penale (cpp): ci deve essere pericolo di inquinamento delle prove, pericolo di fuga del reo o pericolo di reiterazione del reato. Se non ricorre almeno una di queste condizioni nessuna misura cautelare può essere disposta, nemmeno – almeno in teoria – gli arresti domiciliari.

Un soggetto che stira uno per la strada normalmente non è un delinquente (nel senso di uomo dedito al crimine), quindi non fuggirà e si spera non commetta di nuovo lo stesso, o altri peggiori reati. Appare poi impossibile inquinare le prove relative ad un incidente stradale. Siccome la custodia cautelare in carcere può essere disposta solo se tutte le altre misure sono inadeguate (art.275 n.3 cpp), risulta evidente come la legge praticamente impedisca di tenere a lungo in carcere prima della condanna un cittadino incensurato che abbia commesso un omicidio colposo mentre guidava alterato. Occorre quindi cambiare la legge e prevedere espressamente la possibilità di ricorrere alla carcerazione preventiva per questo tipo di reati.

 Esiste una soluzione in assenza di modifiche legislative? Forse sì e alcuni tribunali la stanno provando, ma dubito possa resistere al vaglio della Cassazione. Essa consiste nel considerare la condotta di chi si mette al volante ubriaco, magari guidando pure come un razzo, e così facendo uccide, come un comportamento con il quale egli mette in conto e accetta di poter uccidere. L’accusa passerebbe quindi da omicidio colposo a omicidio volontario, punito a titolo di dolo eventuale (vedi all’inizio dell’articolo) e la pena schizzerebbe ad un minimo di anni 21, che con tutte le riduzioni possibili, potrebbe arrivare a 4 anni e qualcosa, ma probabilmente sarebbe ben più alta. E’ una strada giuridicamente molto in salita, per sopperire all’inattività di un legislatore che non riesce ad intervenire su quella che è una vera e propria piaga sociale.

 So di essere stato lungo, ma spero di avere chiarito un aspetto sul quale i giornali fanno molta confusione. Penso anche che il blog del Lab sia il posto giusto per queste brevi riflessioni critiche e tecniche, che ognuno di noi può fare per il suo campo di competenza. Da un loro incremento potremmo uscire tutti un po’ più consapevoli del mondo che ci circonda.

                                                       Alessandro Costanzo

Informazione = libertà  5

Cat.: L'imputato, RESPONSABILITA', DIRITTO, TRASPARENZA
22. Novembre 2007

Ovvero come un tg manipola saggiamente le notizie.

Notizia fresca fresca di questa sera.
Su tutti i Tg della rete nazionale e regionale viene diffusa la notizia che sono stati incriminati alcuni tifosi genoani e sampdoriani per gli scontri violenti e i danni provocati prima dello scorso derby tra le due squadre di Genova.
Nei tg nazionali della rai e su quelli regionali viene data la notizia che nelle perquisizioni nelle abitazioni degli ultrà sono stati rinvenuti, tra le altre cose, simboli, aste, bandiere e quant’altro con svastiche e scritte inneggianti al duce, è anche stata trasmessa un’intervista del Comandante della Digos di Genova che spiegava come non è il caso di generalizzare ma che per alcuni dei tifosi fermati sono chiare le appartenenze a gruppi neonazisti.
Questo sui tg della rete pubblica e sui tg privati regionali.
Ma cosa è andato in onda sul Tg5 di Mediaset?
Beh sul "nuovo" Tg5 dove è appena approdato Clemente Mimun (comincio a pensare che il nome Clemente sia un po’ come i nomi delle gens romane, dove al nome apparteneva una certa famiglia) è andato in onda tutto il servizio sui fermati per gli scontri del derby, una panoramica sulle armi rinvenute e un’intervista al Comandante della Digos di Genova, come negli altri tg sembrerebbe, ma in realtà c’era una "piccolissima" differenza….dalle armi mostrate sono state escluse quelle recanti simboli ed effigia naziste o fasciste e anche l’intervista del Comandante della Digos non presentava traccia di riferimenti a gruppi neonazisti.
Bell’inizio, o proseguimento a quanto si può leggere qua, per il direttore Mimun, che nella prima puntata del suo nuovo tg aveva dichiarato di voler produrre << un tg più vicino alla gente che al Palazzo, che vuole raccontare quello che preoccupa gli italiani, come quello che li fa arrabbiare o gli fa piacere. Senza aspettare che ce lo suggeriscano i "moti popolari" come quelli dei "grillini" >>, se questo tipo di servizi oscurantisti sono il prodotto direi obiettivo completamente mancato, un dipendente di una qualunque azienda sarebbe licenziato….ovviamente SE gli obiettivi erano realmente quelli dichiarati dal direttore.

La mia domanda ora è (rivolta in special mondo ad alcune persone di mia conoscenza che spero leggano questo intervento): Ma tutti quelli che ribadiscono fieramente di guardare il Tg5 sono consapevoli che quel Tg manipola la conoscenza e l’informazione riducendo drasticamente la loro libertà? Ma sopratutto sanno di essere intellettualmente inferiori per il solo fatto di limitarsi a ciò che sentono da un Tg chiaramente manipolatore senza approfondire?
Che almeno ne siano consapevoli!
Speriamo che l’Unicef o il WWF indicano una raccolta fondi per aiutare queste povere persone.

Magari potrebbero venire anche a dire che mi sono inventato tutto, che sono un comunista o quant’altro!
Giusto per non dar spazio a tali voci ecco alcuni link per documentare ciò che ho detto:

Alcuni siti e giornali che riportano la notizia integrale:
Il sole24ore

La gazzetta dello sport

Alcuni siti e giornali che riportano la notizia manipolata o non nella sua interezza:
La Repubblica (..nn ho parole, spero che sulla versione cartacea domani siano scesi nei dettagli)

Primocanale (tv regionale privata)

Il Giornale (beh nn mi stupisce..se non sapete perchè, cercate su Google.it "il giornale", viene fuori il link al sito del quotidiano che reca la dicitura.."Versione online del giornale fondato da Indro Montanelli e di proprietà della famiglia Berlusconi.")

TG5 (e ovviamente il tg del Mimun)

Già che ci siete datevi una letta alla biografia di Clemente Mimun da wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Clemente_Mimun
Fa sempre bene approfondire e rendersi conto di chi si sta parlando.

 

In ultimo un’altra domanda….ma l’apologia nazista o fascista non era un reato? Nei capi di imputazione non viene minimamente menzionata, ovviamente nei tg e nei giornali che almeno ne parlano….una volta lo era sicuro….come cambiano i tempi appena uno si distrae un attimo!
Per argomentare:

L’apologia del fascismo è un reato previsto dalla legge 20 giugno 1952, n. 645 (contenente "Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione"), anche detta "legge Scelba", che all’art. 4 sancisce il reato commesso da chiunque "fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità" di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure da chiunque "pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche".

Date un’occhiata su wikipedia alla voce apologia del fascismo, leggete in particolare questo capitolo, e al testo della legge qui (Attenzione! E’ un link ad un file in formato PDF che potrete scegliere di salvare sul vostro pc).
E’ sconcertante come in realtà il reato di apologia fascista sia stato totalmente spolpato e quello che veniva riconosciuta come apologia fascista, di cui non ero così al corrente oltretutto e di cui direi che si potrebbero incriminare un bel po’ di persone, è stata aggirata dalla dicitura "del disciolto partito fascista", poi ci preoccupiamo delle manomissioni di notizie….tutto inutile….quando invece nell’art.1 della legge 645 viene definito come "disciolto partito fascista"

"quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista."

….che giudici e governi abbiamo che si fermano davanti a "disciolto"?

L’imputato….  0

Cat.: L'imputato, approfondimenti, RESPONSABILITA', DIRITTO, TRASPARENZA
13. Novembre 2007

Conto di far diventare questo titolo una rubrica dove periodicamente verranno citate biografie e fatti di personaggi di spicco della politica o della società italiana che si distinguono per collusioni mafiose e reati di vario genere.
Se volete suggerire spunti di riflessione su qualche persona, integrare, citare fonti o fare richieste scrivete a: imputato@pdlaboratorio8.it
 

Stavo preparando un articolo sulle biografie di due personaggi molto interessanti per questa rubrica, Marcello Dell’Utri e Ciriaco De Mita, quando dopo un’oretta scarsa mi sono reso conto che avevo scritto un po’ più di 10 pagine di materiale a testa e non ero neanche a metà del lavoro.
Così, per esigenza di spazio su questo blog e sopratutto di tempo levato alla digestione in serenità della cena, ho ripiegato su un solo losco figuro, lasciando l’altro per la prossima volta.

Ecco la prima, anche se dopo Mastella sarebbe già la seconda (vedere nei commenti al post: "Mastellah" la descrizione del Ministro della Giustizia Clemente Mastella), puntata di questa rubrica.

L’imputato Marcello Dell’Utri.

Fondatore di Forza Italia, braccio destro di Berlusconi, Parlamentare europeo, Senatore della Repubblica, Presidente della Commissione per la Biblioteca del Senato, direttore artistico del prestigioso Teatro Lirico di Milano, possessore dei diari segreti di Mussolini, profondo conoscitore di Montesquieu, presidente dei circoli del Buongoverno, tutto questo e non solo, ecco a voi Marcello Dell’Utri.

Ma procediamo con ordine.

Marcello Dell’Utri.

"L’uomo senza il quale Forza Italia non esisterebbe." - Silvio Berlusconi
"Ambasciatore di Cosa Nostra garante degli interessi mafiosi all’interno di Finivest." - Procura di Palermo, guidata da Giancarlo Caselli

Nel suo sito, momentaneamente off-line, così almeno dice in primapagina (anche se è dal 2006 che è in questo stato….aiai non si dicono le bugie, ma forse lo sto dicendo alla persona sbagliata), campeggiano solamente una sua foto e la frase: "la libertà è quel bene che ci fa godere di ogni altro bene" - Montesquieu
Con quello che leggerete in questa sua biografia trovo che citare Montesquieu da parte di quest’uomo sia un oltraggio e una totale presa in giro, e per di più, facendo un breve quadro su chi sia stato Montesquieu, quella frase così impugnata da Dell’Utri, forse troppo, andrebbe completata.
Ma vediamo brevemente cosa sosteneva Montesquieu:
"Può dirsi libera solo quella costituzione in cui nessun governante possa abusare del potere a lui affidato."
"Per contrastare tale abuso bisogna far sì che "il potere arresti il potere", cioè che i tre poteri fondamentali siano affidati a mani diverse, in modo che ciascuno di essi possa impedire all’altro di esorbitare dai suoi limiti e degenerare in tirannia."
"Nella democrazia sembra che il popolo possa fare quello che vuole, il potere del popolo è confuso così con la libertà del popolo; la libertà è infatti il diritto di fare ciò che le leggi permettono. Se un cittadino potesse fare ciò che le leggi proibiscono non ci sarebbe più libertà."
"Conviene quindi che gli abitanti si scelgano un rappresentante, capace di discutere gli affari, che possa dare voce al popolo nell’ambito del potere legislativo. La nazione è quindi espressa dai suoi rappresentanti, cittadini più interessati alla cosa pubblica, che devono informare sui bisogni dello stato, sugli abusi che si riscontrano e sui possibili rimedi."
"Quando diversi corpi legislativi si susseguono gli uni agli altri, il popolo, che ha cattiva opinione del corpo legislativo attuale, trasferisce, con ragione, le proprie speranze su quello che succederà. Ma se si trattasse sempre dello stesso corpo, il popolo, una volta vistolo corrotto, non spererebbe più niente dalle sue leggi, s’infurierebbe o cadrebbe nell’apatia."
E un’infinità di altre cose che consiglio di andarvi a leggere, magari su Wikipedia alla voce Montesquieu.

Una citazione in particolare di questo pensatore mi ha colpito: "La libertà è il diritto di fare tutto ciò che è permesso dalla legge." Eccola! Allora ricordavo bene! La libertà sostenuta da Montesquieu non è quella citata da Dell’Utri e basta (citazione che comunque nei miei testi di filosofia non ho trovato, ma solo su internet), ma è integrata con quella che troviamo tra le citazioni e gli aforismi di decine di siti internet o di libri di filosofia. E che quindi da un significato più completo alla definizione di libertà per Montesquieu.

Voglio ricordare una cosa che mi è venuta in mente mentre cercavo notizie su Montesquieu, l’ignoranza è lo strumento di controllo preferito dalle dittature, dato che si può modificare, omettere o travisare a piacimento eventi storici, opinioni e proprie affermazioni senza che l’ignorante se ne renda mai conto! L’ignoranza ci rende schiavi! La libertà è innanzi tutto conoscenza!

Per guidarvi nella vita di Marcello Dell’Utri consiglio caldamente, sempre che vi interessi sviluppare la conoscenza ed avere il potere di dibattere contro gli ignoranti, la biografia che trovate su wikipedia alla voce Marcello Dell’Utri.
Prestate particolare attenzione al fatto che lui ogni volta che viene beccato con qualche mafioso viene promosso all’interno di aziende che fanno capo a Silvio Berlusconi, che coincidenze….

Qui allego la trascrizione dell’intervista fatta al magistrato Paolo Borsellino il 19 Maggio 1992 dai giornalisti Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi. L’intervista fu fatta quattro giorni prima dell’attentato di Capaci in cui fu ucciso Giovanni Falcone e due mesi prima dell’attentato di via D’Amelio a Palermo, 19 luglio, in cui venne assassinato lo stesso Borsellino. Qui potete vedere il video originale dell’intervista.
Nell’intervista spunta fuori anche il nome di Dell’Utri, sempre coincidenze….

Tra i tanti "uomini d’onore" che hanno avuto rapporti stretti con il senatore, leggendo la sentenza del processo per collusione mafiosa, vi sono:

* Stefano Bontate
* Ignazio Pullarà
* Giovanbattista Pullarà
* Vittorio Mangano
* Gaetano Cinà
* Giuseppe di Napoli
* Pietro di Napoli
* Raffaele Ganci
* Salvatore Riina

Ma nonostante questo, cioè le condanne definitive per frode fiscale, false fatture e quella di primo grado per tentata estorsione, Silvio Berlusconi lo elogia sostenendo davanti ad una bella folla, senza alcun pudore, che senza quest’uomo Forza Italia non esisterebbe. Come dice Travaglio: forse farebbe meglio a tenerlo per sé, evitando di pubblicizzare troppo la cosa, non c’è da andarne affatto fieri.
Ma evidentemente è così fondata la convinzione di Berlusconi che gli italiani siano un branco di pecore e mafiosi che non ha nessuna preoccupazione a dirlo in giro.

Un altro interessantissimo articolo su Dell’Utri; riconosciuto dal pentito Antonino Giuffrè come "persona seria ed affidabile", ovviamente per la Mafia.
http://www.repubblica.it/online/cronaca/giuffretre/dellutri/dellutri.html

Ora. Dopo questo viaggio senza fine nella vita marcia di Marcello Dell’Utri, dopo aver letto e sentito cosa è stato messo agli atti dei vari processi che lo hanno visto imputato e colpevole, per caso vi state chiedendo anche voi di che cosa si stia occupado questo pluri-condannato? La cosa davvero tragica, al di la che per incriminare quest’uomo ci siano voluti più di 10 anni, nonostante la mole di intercettazioni, dichiarazioni di pentiti, lapsus propri (questo non ve lo dovete perdere, quest’uomo non solo è mafioso e delinquente è pure stordito, la dice lunga sull’efficienza della giustizia e dell’opinione pubblica in Italia) e quant’altro, è che quest’uomo l’11 novembre 2007 è ancora acclamato da una folla in qualità di presidente dei circoli del Buongoverno e ricopre la carica di Senatore della Repubblica.

E come dice Montesquieu: mi fermo qui, senza fare commenti, perchè "Non bisogna mai esaurire un argomento al punto che al lettore non resti più nulla da fare: perché non si tratta di far leggere, ma di far pensare."

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