Per essere precisi… 0
Cat.: l'opinione, approfondimenti, RESPONSABILITA', DIRITTO, EQUITA'29. Marzo 2009
Dall’ UNITA’ di venerdì sfoghi e precisazioni di Claudia Diaspro, giovanissima labottina.
Dall’ UNITA’ di venerdì sfoghi e precisazioni di Claudia Diaspro, giovanissima labottina.
La Carovana del PD continua il proprio viaggio e, dopo il primo
incontro a Milano, sabato 24 ha scelto di fare tappa proprio a Genova,
presso la sede ANPI di Staglieno. L’evento, che ha riscosso un notevole
successo nonostante il tempo inclemente e la concomitanza dell’arrivo
di Veltroni in città, è stato coordinato da Michela Tassistro,
Presidente commissione pari opportunità del Comune di Genova, e dai
membri di Laboratorio8. Molti gli argomenti di discussione che, come
Ivan Scalfarotto ha precisato, costituiscono un segnale positivo per il
partito: la pluralità è il tessuto della democrazia e le differenti
voci della Carovana confluiscono tutte nella volontà di rendere il PD
un partito attento, presente e propositivo. Per il PD – sempre secondo
Scalafarotto - è davvero giunto il momento di fornire risposte
concrete: “Anche se spesso si tratta di argomenti complessi e sofferti
(come il federalismo fiscale o il testamento biologico), a questo
partito è stata conferita agli elettori la responsabilità di decidere,
e non la possibilità di tirarsi indietro”.
Come primo intervento
Fabio Ceotto, ricordando Aldo Moro e commemorando la morte di Guido
Rossa, ha stigmatizzato come la violenza non costituisca mai la giusta
metodologia per il conseguimento dei propri obiettivi, al contrario
della concertazione e del dialogo nel rispetto dei principi democratici
perseguiti dal PD.
A seguire, il Consigliere regionale PD Lombardia
Giuseppe Civati ha auspicato che l’etica, il rispetto e la trasparenza
propugnati dal PD si concretizzino fattivamente all’interno del
partito.
Centralità della cultura, scuola e sanità sono state
l’oggetto degli interventi di Chiara Traverso e del Segretario circolo
operatori della sanità Pd Genova Oleg Curci che ha parlato di “vero e
proprio attentato – da parte del governo- al Servizio Sanitario
Nazionale” (tra i migliori al mondo in termini di garanzia e copertura
sanitaria per tutti i cittadini).
La riflessione sulle risorse e
le potenzialità del PD ha riguardato l’intervento di Evelina Lazzarini:
un maggiore coinvolgimento dei circoli, unitamente alla creazione di
momenti di formazione politica al loro interno, potrebbe rappresentare
un ulteriore incentivo alla coesione interna al Partito Democratico
che, secondo Luca Romeo, non può prescindere anche dalla forza
dell’esempio di chi partecipò attivamente alla Resistenza: “Non si può
stare sempre a guardare – secondo la celebre battuta del film Tutti a
casa – e non possiamo restare a guardare Soru bistrattato da una parte
di quel partito che favorisce la candidatura di Bassolino alle Europee”.
Anche
la questione morale, dunque, al centro della Carovana: Estella Marino,
esponente della rete iMille, ha posto l’accento sul binomio
etica-democrazia e Teresa Cardona, costituente nazionale del PD,
parlando di “vero e proprio momento di svolta”, ha auspicato che il PD
eviti il ripiegamento su se stesso e riconosca di rappresentare l’unico
reale strumento di opposizione in Italia. Di parere analogo Giampaolo
Malatesta che, distinguendo tra organizzazione e struttura del PD, ha
chiesto al partito che le risorse finanziarie vengano messe in rete, in
nome di quella trasparenza che è necessaria tanto quanto un efficace
lavoro di comunicazione. Su questo tema è intervenuto anche Gian Maria
Barone, convinto che la questione morale debba tradursi principalmente
nell’esclusione categorica dal PD di chi non possieda i necessari
requisiti etici.
Nel corso dei numerosissimi e serrati interventi in
sala, si è imposta anche la questione relativa al ricambio
generazionale che, secondo Alberto Pandolfo e il ministro del
governo-ombra Roberta Pinotti, va affrontata consapevolmente sulla base
delle reali capacità dei singoli; tutto questo senza necessariamente
accantonare le competenze di chi fa politica da tempo con impegno e
trasparenza.
Originale e sentito l’intervento di Roberto Silvestri:
nel PD ci sono, potenzialmente, i geni necessari al conseguimento di
quella “società della speranza” che Obama ha saputo mettere in atto; la
differenza consiste nel fatto che Obama ha fatto della speranza il
punto di partenza, e non esclusivamente il fine, del proprio progetto
politico.
Di testamento biologico si è occupata Anna Micheletti che
ne ha illustrato con chiarezza e competenza caratteristiche e
implicazioni. Marina Longo, invece, ha sollecitato il PD a non
dimenticare famiglie, donne e lavoratori pubblici che, attivi con
orgoglio e impegno, hanno spesso condotto battaglie importanti per il
riconoscimento di diritti fondamentali.
La Carovana si è conclusa
con l’intervento di Matteo Corsi (Laboratorio
in materia di
legalità: “Anche a Genova, a pochi metri da noi, ci sono negozianti
costretti a pagare il pizzo, e il PD può fare molto per sensibilizzare
l’opinione pubblica in merito a questo problema che, insieme ai poco
trasparenti criteri nell’assegnazione degli appalti, costituisce una
vera e propria emergenza nazionale”.
La carovana si è conclusa dando appuntamento a tutti gli interessati a Cremona il 5 febbraio.
I giornali hanno parlato della tappa della carovana ecco qui una mini rassegna stampa:
Salve a tutti, vi scrivo qui l’aggiornamento del progetto Radio8. Oggi
si è tenuta la nuova riunione operativa del gruppo interessato.
Presenti Luca, Michela, Andrea, Chiara, Sara, Alessandro, Mauro,
Evelina.
Nella riunione si è fatto il punto su cosa
debba essere la web radio ed il sito del LAB8 rinnovato che
permetterà di postare testi, brani audio, video o foto da parte
dei labottini e dei cittadini interessati. Gli obiettivi della
radio-sito sono:
# diffondere il lavoro del LAB8
# Aprire il LAB8 ai contributi dei cittadini per poter poi formulare proposte agli amministratori.
# Organizzare Campagne di sensibilizzazione su Facebook, Mail, Radio, dal vivo.
#
fornire una canale di informazione al di fuori degli schemi, libero e
documentato che documenti le realtà che ci stanno a cuore a
Genova, in Italia e nel mondo del PD.
Prendendo spunto dalle
rubriche pensate dal gruppo prima della pausa estiva sono state scelte
delle rubriche da portare avanti con diverse frequenze. Si è poi
deciso dietro suggerimento di Michela di creare almeno delle coppie di
lavoro per gestire le singole rubriche per cominciare a produrre
materiale. Naturalmente ognuno è libero di aggregarsi ai suoi
gruppi di interesse fornendo materiale e contributi
il resto dell’articolo insieme alle foto della riunione e le rubriche selezionate le trovate sul gruppo di Facebook del LAB8 qui
Nel corso del Consiglio dei ministri del 18 giugno è stato finalmente approvato il disegno di legge che reca "Misure contro gli atti persecutori", proposto dai ministri per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, e della Giustizia, Angelino Alfano ma già ampiamente promosso e discusso nel corso della precedente legislatura.
Il disegno di legge è diretto a fornire strumenti di tutela alle vittime del fenomeno dello stalking (persecuzione) che consiste nei comportamenti ripetuti, di minaccia e molestia, che creano nella persona offesa un grave stato di ansia e paura per la propria incolumità o per quella di persone legate da vincoli di parentela o di affetto, tali da indurre a modificare il proprio stile di vita in maniera significativa.
Viene così introdotta nel codice penale una nuova figura di reato, quella degli “atti persecutori” (articolo 612-bis), nonché una nuova ed idonea misura cautelare e la previsione di strumenti che favoriscano le indagini (intercettazioni telefoniche in particolare, necessarie in considerazione del fatto che il fenomeno si realizza spesso a mezzo di telefono).
I provvedimenti che la vittima potrà richiedere sembrano (il condizionale è d’obbligo finchè non si vedrà la reale operatività di questi strumenti… in fondo siamo in Italia e fatta la legge…) finalmente poter dare quella risposta di tutela immediata che questo tipo di reato richiede.
Questi provvedimenti vanno dal mero "ammonimento" da parte del Questore nei confronti dell’autore della condotta al divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa e dai suoi congiunti, al divieto per l’imputato di comunicare con la vittima e con i suoi congiunti. Altrettanto importante è la previsione che i provvedimenti vengono comunicati sia all’autorità di pubblica sicurezza che, ovviamente, alla persona offesa ma anche ai servizi socio-assistenziali del territorio, in una prima importante configurazione a livello legislativo di quella "rete" che deve necessariamente coinvolgere le Autorità, la Magistratura e l’Amministrazione per fare sì che venga realmente prestato un sostegno concreto alle vittime.
Da ultimo un piccolo approfondimento che mi sembra importante: le pene previste per l’autore del reato di stalking (da sei mesi a quattro anni salvo che il fatto costituisca più grave reato) sono ulteriormente aumentate se il fatto è comemsso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che è stata legata da da relazione affettiva. Non è prevista, ovviamente, l’ipotesi che l’autore sia l’attuale coniuge o convivente perchè, in quel caso, la fattispecie delittuosa di riferimento è un’altra, ovvero quella dei maltrattamenti in famiglia.
Probabilmente è colpa mia, probabilmente lo sconforto dopo le elezioni è stato grande, probabilmente avevo riversato troppe aspettative nella politica, nelle persone, probabilmente ho voluto a tutti i costi chiudere gli occhi su molte cose per provare a sostenere "il meno peggio" con convinzione, perchè le alternative erano la vittoria di un’accozzaglia di opportunisti-piazzisti-venditori di "magical blade" su medishopping, cioè il governo attuale, cioè un governo inutile, che ci sia o no non cambia e non cambierà nulla, la crisi andrà inesorabilmente avanti senza freni, o un governo che qualche toppa l’avrebbe anche potuta mettere, ovvio non mi aspettavo miracoli, ma qualche toppina almeno a riparare il tessuto sociale, quella si. Probabilmente ho sopravvalutato la mia disponibilità di impegno per riuscire a cambiare le cose da "dentro", probabilmente sono rimasto fregato per l’ennesima volta….ma molto più probabilmente ci troviamo in un paese che si merita la monnezza a Napoli e "ora" anche a Palermo, che si merita la crisi Alitalia, che si merita gli ospedali-macelleria, che si merita che un certo capo del Senato dica: "almeno senza intercettazioni i magistrati torneranno ad indagare seriamente", si merita gli scandali di appalti, ma guardate un po’, "truccati", ci meritiamo una chiesa, sovrana di uno stato indipendente, non faccia altro che mettere becco nelle nostre faccende, senza pagare le tasse manco per le fogne che ci scarica, ci meritiamo proprio di essere zerbini di questo clero….perchè ce lo meritiamo?
Io sono un razionalista, ancor prima che un romantico, e quindi mi piace parlare illustrando i fatti. Quindi vi presento qualche video che merita attenzione per capire come tutto ormai sia ad un livello di marciume che recuperare qualcosa è davvero difficile….un tempo si sarebbe potuto dire che ci sarebbero stati gli estremi per una rivoluzione ben fatta, con qualche testa decapitata….non metaforicamente parlando.
Ecco come il magistrale Ghezzi ci fa un excursus sulle vicende tra il Silvio e il Bossi dagli albori, per farci capire quale caratura morale ha chi ha seguito questi due politici negli anni.
Bossi vs Berlusconi Il Lunedì di Blob 2 Giugno 2008 Parte 1
Per non appesantire vi lascio a voi il compito di cercarvi e guardare anche la "Parte 2", il finale con i botti.
Qua c’è un evento che mi ha un po’ fatto scoppiare e mi ha dato gli stimoli per scrivere queste righe. Parlo di quello che succede dal minuto 2:17 del video. Di Pietro sarà anche il solito sensazionalista, esagerato, ma ***** (o meglio acciderbolina) la Bindi che ci sta a fare li? Con un’accusa formale! Cosa ci differenzia da "loro" se siamo omertosi?….ah scusate, non siamo omertosi, siamo opportunisti, anche noi abbiamo i nostri pianisti!
Camera dei Deputati (10/06/08)-Barbato e Di Pietro
Ho tolto un po’ di altri video che avevo messo, intercettazioni, scandali delle mense, scandali del porto, scandali di guerre, scandali di prezzi, scandali di speculazioni sulla benzina, scandali di tutto, tanto trovarne altri, molto più esplicativi della situazione attuale è facilissimo, basta cercare e riflettere un attimo….sempre che sia l’obiettivo che ci proponiamo, sempre più spesso mi rendo conto che le persone raggiunto un certo equilibrio mentale-morale-culturale poi si fissino su quelle posizioni per cercare di non rimettere tutto in gioco. Cosa vogliamo cambiare? Forse è il caso di fare più che volere, ma da quando ho avuto l’età per seguire e capire un telegiornale c’è sempre stato qualche politico che, da destra o da sinistra, vuole cambiare….conosco persone che sono state prese a calci nel **** (fondo schiena) per aver sparato molte, ma molte, ma molte meno fregnacce!! E l’ora che questa gente impari un po’ a stare al mondo!!
Dopo aver trasformato questo post in uno sfogatoio personale torno a fissare la pioggia, al 12 giugno….probabilmente sarà anche colpa della metereopatia….
Andrea
La proposta del Presidente del Consiglio di operare una stretta notevolissima sul ricorso alle intercettazioni, limitandole, nelle sue dichiarazioni, ai soli reati legati al terrorismo e alla criminalità organizzata, ha suscitato dure polemiche ed un acceso dibattito sui media e nell’opinione pubblica.
Anche a voler considerare riassuntivo e non esaustivo l’elenco dei reati fornito da Berlusconi, perché sembra davvero improbabile che si possano vietare le intercettazioni per gli omicidi, la pedofilia (senza intercettazioni non si potrebbe combattere tutto l’immenso mercato on-line legato a questo crimine) o il traffico di stupefacenti, resta il fatto che dietro la proposta può avere l’effetto – voluto o meno - di sottrarre al principale strumento di contrasto i reati dei potenti, della casta, avvalorando così le accuse alla nuova maggioranza di essere forte con i deboli e debole con i forti.
Quello che però è davvero grave è la disinformazione che ha accompagnato la proposta. Questa operazione di accorta mistificazione della realtà si è incentrata su tre punti in particolare:
1) Il numero delle persone sottoposte ad intercettazione: su questo punto si sono dati davvero i numeri! Si è detto che in Italia gli intercettati sono oltre 100.000, quasi lo 0,2% della popolazione, con un miliardo di telefonate controllate all’anno (così calcolava ieri sera il Sen. Gasparri ospite a Ballarò). Secondo Repubblica le utenze intercettate sono state oltre 120.000 nel 2007. Utenze intercettate ha un significato molto diverso da persone intercettate: la maggior parte dei cittadini infatti dispone almeno di un cellulare e di un numero di telefono fisso; molti possiedono anche un secondo cellulare e un numero di ufficio. Il che porta ad avere da 2 a 4 o più utenze intercettate, ma una solo intercettato. E’ noto inoltre come chi compie reati, se non è uno sprovveduto, cambi spesso telefono e scheda, proprio per sfuggire ad eventuali indagini; questo non può far altro che aumentare le utenze intercettate. Vi è un secondo dubbio che non sono riuscito a chiarirmi: i numeri che fornisce Repubblica e che sembrano sostanzialmente attendibili, si riferiscono davvero alle utenze o ai decreti di intercettazione? La differenza è importante. Il nostro Codice di procedura penale prevede infatti che il decreto con cui è disposta l’intercettazione debba essere rinnovato dal giudice ogni 15 giorni per le intercettazioni legate ai reati comuni e ogni 40 per i reati legati alla criminalità organizzata. Ipotizziamo che i 120.000 di Repubblica siano i decreti emanati e prendiamo un soggetto intercettato a casa, in ufficio e sui due cellulari, per due mesi: abbiamo 4 utenze intercettate, un decreto di intercettazione e tre proroghe, minimo quattro decreti; se poi le utenze sono state sottoposte ad intercettazione in momenti differenti, e quindi con decreti diversi, si potrebbe arrivare ad avere un intercettato, ma sedici decreti di intercettazione. Le persone sottoposte ad intercettazione sono quindi molte meno di quello che si vuol far credere. E’ però innegabile che il numero si dilati a dismisura se consideriamo le persone intercettate indirettamente, vale a dire tutte quelle che hanno avuto una conversazione con l’intercettato e che nulla c’entrano con il reato per cui si procede. Si è anche detto che negli altri paesi le intercettazioni sono infinitamente inferiori, senza però dire che altrove a disporle (senza entrare nel conto) è non solo la magistratura, ma anche le forze dell’ordine, i servizi segreti e spesso le autorità di borsa per quanto riguarda i reati finanziari. Infine non si è ricordato che l’80% delle intercettazioni riguardano reati di criminalità organizzata, che non sarebbero toccati dalla riforma e per i quali possiamo vantare un tristissimo primato rispetto agli altri paesi. Insomma non solo i numeri vanno rivisti al ribasso, ma bisogna anche fugare la sensazione di vivere in un paese di intercettati, se è vero che le utenze/decreti di intercettazione non legati a reati di criminalità organizzata sono meno 25.000 (un approssimativo 20% di 120.000) e quindi (considerando due utenze per soggetto) circa 12.000 cittadini, lo 0,02% della popolazione, come dire che a Genova, ci sarebbero 120 intercettati non legati a reati di criminalità organizzata. Non mi sembra un’enormità.
2) Il costo delle intercettazioni: si è detto che le intercettazioni coprono un terzo delle spese di giustizia. Falso ma vero. I 224 milioni di euro spesi nel 2007 per intercettazioni costituiscono un terzo di uno dei sottocapitoli del bilancio della Giustizia, sottocapitolo che va sotto il nome – ecco l’ambiguità su cui giocare – di “spese di giustizia obbligatorie” e che comprende le spese per periti e interpreti, trasferte di polizia giudiziaria, indennità dei giudici onorari e di pace e il gratuito patrocinio. Spese che potrebbero essere peraltro recuperate con la condanna al pagamento delle spese processuali che viene comminata in caso di accertamento del reato. Recupero che avviene solo nel 3-7% dei casi. Il bilancio della Giustizia è invece di 7 miliardi e 700 milioni all’anno e quindi le spese per intercettazioni ne costituiscono non il 33%, ma un misero 2,9%, meno di un decimo di quanto lasci credere, per ignoranza o malafede, il Ministro della Giustizia. Infine – come giustamente evidenziava Luigi Ferrarella sul Corriere di ieri – spesso le intercettazioni ripagano la spesa sostenuta per effettuarle. Nel suo articolo”una sfilza di leggende” ricorda come, dalla sola inchiesta Antonveneta (le cui intercettazioni sono costate 8 milioni di euro), siano arrivati dai portafogli gonfi dei “furbetti del quartierino” alle casse dello Stato 340 milioni di euro, già messi a bilancio per la costruzione di asili e superiori per 120 milioni di euro al costo annuale di tutte le intercettazioni eseguite nel paese. Infine le intercettazioni costano così tanto perché lo Stato, invece di imporre ai gestori telefonici l’obbligo di rendere il servizio gratuitamente o ad una tariffa iper-agevolata “per ragioni di Giustizia”, come avviene ad esempio in Germania, o quantomeno di pretendere tariffe a prezzi di mercato, paga le compagnie telefoniche sulla base di piani tariffari vecchi di dieci anni, che nessuna azienda accetterebbe mai e che sarebbero totalmente fuori mercato. Forse è di lì che si può cominciare a ridurre i costi: dagli accordi con i gestori e dal recupero delle spese ripetibili.
3) Il Far West legislativo: Si è fatto credere che in Italia il sistema di intercettazione sia deregolato, lasciato alla mercé dei magistrati. A dire il vero la legislazione italiana è una delle più garantiste e severe d’Europa. Non solo già prevede che si possa procedere solo per reati puniti con pena massima non inferiore a 5 anni, ma sottopone il ricorso allo strumento investigativo alla sussistenza di gravi indizi di reato e alla sua indispensabilità per la prosecuzione delle indagini. Una precisazione: i gravi indizi devono riguardare il reato, non la colpevolezza di un soggetto. Si può quindi procedere ad intercettazioni anche quando un fascicolo sia stato aperto contro ignoti e si abbia un sospetto o si voglia sorvegliare una o più persone per ricavarne utili informazioni. E’ poi disciplinata con cura la trascrizione, la conservazione e la distruzione delle parti irrilevanti. Insomma rispetto ad altri paesi dove bastano indizi e un generico richiamo alla gravità del reato (senza che siano fissate soglie minime di pena), la nostra legislazione è molto più disciplinata.
Certo non tutto è rosa e fiori. Il problema principale riguarda le fughe di notizie e la pubblicazione delle intercettazioni o addirittura la divulgazione su web dei file audio delle conversazioni. L’emergenza sta lì; l’intercettazione non fa male in se, ma quando viene resa pubblica. Affronterò questo argomento in una prossima riflessione.
Alessandro Costanzo de Castro
Questa la sintesi, lapidaria e tagliente come nel suo stile, effettuata dalla giornalista de “il Secolo XIX” e “Leggendaria” Silvia Neonato che, in staffetta con Laura Guglielmi direttrice di “Mentelocale”, ha moderato l’incontro organizzato venerdì 6 giugno presso il Teatro della Gioventù di Genova dal Rotary Club – distretto 2030 ed in particolare dal dott. Felice Repetti ginecologo dell’Ospedale Galliera di Genova., a tema “Violenza contro le donne”.
Il problema della violenza di genere ed in particolare della violenza contro le donne oggi è particolarmente sentito ed all’ordine del giorno. Più che mai importante parlarne adesso, con il disegno di legge sullo stalking che ha faticosamente ripreso il suo percorso parlamentare ed il nostro illuminato Presidente del Consiglio, che pure asserisce che la sicurezza è una priorità del nostro Paese, che ha lasciato la sua bella ministra Mara Carfagna non solo senza portafoglio ma anche senza portaspiccioli… avendo destinato i 20 milioni di euro già stanziati per il fondo di sostegno antiviolenza a coprire il buco causato dall’eliminazione dell’ICI.
L’incontro di venerdì pomeriggio ha permesso di affrontare l’argomento della violenza sotto tanti aspetti. Sono intervenuti infatti, dopo i saluti delle Autorità rappresentate dall’Assessore regionale alla salute Claudio Montaldo, dal Sen. Claudio Gustavino e dall’Assessore comunale alle politiche di Genere Maria Rosa Zerega, che hanno tutti provveduto a esporre le iniziative delle proprie istituzioni di riferimento, esperti in vari settori i quali, ognuno sotto la propria ottica di competenza specifica, hanno affrontato il problema della violenza contro le donne intesa come violenza sessuale in senso stretto ma anche nel senso di violenza domestica.
Così si è parlato con la dott.ssa Kustermann della dimensione del fenomeno violenza in Italia: impressionanti i dati. Drammaticamente logico il motivo per cui il fenomeno della violenza sia ancora così tanto sommerso ovvero, in parole semplici, perché le donne non denuncino. I dati ci dicono che, a Milano, l’85% degli autori di violenza che proviene da uno sconosciuto viene identificato e quasi sempre condannato. Se la violenza proviene però da un familiare, da un partner o da un ex partner i dati cambiano parecchio (e da qui il titolo del mio post): in Italia una donna su tre fra i 16 e i 70 anni ha subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita. Di tutte le forme di violenza (TUTTE….!) i partner attuali e gli ex partner sono i principali responsabili, ma una donna su tre che ha subito violenza dal partner non solo non denuncia, ma non ne parla con nessuno, nemmeno con amici e familiari. Addirittura i dati del Consiglio d’Europa (come ha riferito la fiorentina dott.ssa Valeria Dubini) ci dicono che la violenza domestica è la prima causa di morte delle donne fra i 16 e i 44 anni.
Senza volersi addentrare all’interno di dati e statistiche, il quadro è reso preoccupante dalle motivazioni per cui attorno alla violenza c’è questo silenzio: in primo luogo molte delle vittime di violenze domestiche (e molteplici sono i comportamenti attraverso cui queste si realizzano: minacce, percosse, tradimenti, menzogne, ricatti economici, sequestri di persona) non ritengono di essere vittime di un reato; in secondo luogo, la maggior parte di questi reati rimane impuniti. Lo stesso processo per violenza sessuale e di per sé un processo senza prove nel quale la parte dell’accusa è sostenuta in primo luogo, spesso anche nella mente della vittima stessa, da distorti stereotipi culturali di riferimento (leggi… il classico “se l’è andata cercare”).
Si è parlato anche dell’altra faccia della medaglia, del lavoro di chi cerca di far luce sui casi di violenza, assieme alla dott.ssa Alessandra Bucci della Questura di Genova che, in particolare, ha affrontato il problema dello Stalking, termine inglese traducibile come “fare la posta” alla propria vittima facendo sentire la propria presenza, il proprio controllo. Tre sono le categorie di stalker, diverse per comportamenti e pericolosità. Ciò le che accomuna è la natura dei comportamenti essi in atto: tante condotte che di per sé non costituiscono reato o che costituiscono reati lievi ma che, tutti assieme, conducono la vittima a non riuscire più a determinare liberamente la propria vita. Nella maggioranza dei casi questi comportamenti sono la premessa di atti violenti più seri. Un esempio su tutti: la povera Antonietta Multari, prima di essere uccisa, aveva subito da parte dell’ex partner Luca Delfino atti classificabili come stalking.
Oltre al quadro attuale della situazione, oggettivamente preoccupante, sono stati tratteggiati spiragli che lasciano speranza e la sensazione che “qualcosa si muova” in positivo. Questa luce è stata gettata in primo luogo dalla dott.ssa Rita Falaschi della provincia di Genova, che ha illustrato i progetti della Provincia, il principale dei quali, in collaborazione con l’UDI, il Comune di Genova e con le ASL è la creazione di un centro antiviolenza a Genova (che avrà sede in Via Mascherona 19) e di un vero e proprio protocollo che entrerà in attuazione subito, in collaborazione con Ospedali e Forze dell’Ordine, al momento della prima accoglienza della donna che ha subito violenza. Ancora, la dott.ssa Cosima Aiello dell’UDI ha illustrato il funzionamento delle case rifugio ad indirizzo segreto per vittime di violenza domestica e degli appartamenti madre bambino, oltre a tratteggiare il profilo medio della donna che subisce violenza e dell’uomo che tale violenza mette in atto: colpisce, soprattutto, che si tratti in entrambi i casi di persone fra i 31 e i 50 anni di scolarità o occupazione medio alta.
Insomma, tanti gli argomenti sul tappeto, tanti gli interventi (non ho potuto addentrarmi anche ad illustrare gli interventi, interessantissimi, della psicosessuologa dott.ssa Jole Baldaro Verde, del dott. Francesco Meloni Procuratore Onorario della Corte di Cassazione, della dott.ssa Lucia Spada del CEMP) ma soprattutto, decisa l’impressione che finalmente ci sia la voglia e la possibilità di fare qualcosa di concreto.
Il Lab8 si sta occupando dell’argomento dello stalking e della violenza domestica all’interno del progetto denominato “housestalking” che vuole affrontare entrambi gli aspetti. Chi fosse interessato a partecipare può contattare direttamente Sara
In questi giorni, mentre sproloquiavo su presidi, alunni e scarpe arancioni, un mio collega (nonché carissimo amico e, mi auguro, futuro labottino) scriveva un articolo che vorrei condividere con voi. Come vedrete, anche se la sua analisi è decisamente più seria, profonda e incentrata su una precisa questione - tanto urgente quanto snobbata-, le conclusioni sembrano andare sempre nella medesima direzione; direzione che, però, nessun ministro sembra voler prendere…
“Ai brillanti successi dei generali si deve la salvezza dai pericoli immediati per pochi soldati o per una sola città o per una sola nazione, ma in nessun modo essi rendono migliori i soldati, le città e neppure le loro nazioni; della cultura invece, che è essenza del benessere e causa di equilibrio, si può riscontrare l’utilità non solo per una famiglia, una città o un popolo, ma per tutto il genere umano. Una discussione sulla cultura, dunque, merita tanto impegno, quanto maggiore di ogni abilità militare è il vantaggio da essa derivato” (Plutarco).
Italia 2008. La situazione è notevolmente diversa. L’insegnamento della musica è pressoché assente nel percorso formativo della scuola superiore. Sia dal punto di vista teorico/storico che pratico.
Il problema appare di duplice natura. Da un lato si sta faticosamente attuando la valorizzazione degli standard qualitativi incardinati sulla tradizione secolare dei Conservatori, da sempre riconosciuti modello dello studio musicale; dall’altro invece sembrerebbe insufficiente l’attenzione posta sul valore formativo e sulla dignità culturale della materia. I livelli della formazione di base risultano insoddisfacenti rispetto alle esigenze di chi, non volendo fare della musica una professione, non può apprenderne i rudimenti basilari, così come capita per qualsiasi altra disciplina. Questo contro il concetto stesso di educazione musicale intesa come “processo orientato allo sviluppo delle persone come esseri umani e sociali e quindi ciò che determina il nostro modo di essere”.
Il percorso di istruzione musicale, tra i punti deboli del nostro panorama culturale (per scelta ideologica?), soffre di una pesante anomalia: dalle scuole medie ad indirizzo musicale, oggi ultima tappa della formazione di base, si viene “catapultati” direttamente all’Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM): un “buco” nel percorso formativo musicale.
Non si capisce perchè la musica debba sistematicamente essere esclusa dagli studi liceali, indipendentemente dall’indirizzo scelto, venendo dai più considerata un semplice passatempo.
È possibile studiare e capire il Romanticismo senza ascoltare Beethoven, Schumann o Wagner?
Fortunatamente qualcosa si sta muovendo. Alcune Scuole superiori, particolarmente attente e sensibili, stanno ponendo rimedio al vuoto pedagogico riconoscendo ufficialmente la validità culturale della musica sul piano pratico e teorico, alla stregua della storia dell’arte e di tutte le altre discipline umanistiche.
Se questo faticoso lavoro di “semina” stimolerà la base degli studenti, sarà naturale la selezione indirizzata verso l’alto livello qualitativo. Ecco il punto. L’educazione alla musica andrebbe pensata e realizzata in due distinti percorsi: la formazione di base per tutti e lo studio specialistico finalizzato alla professione.
Un lungimirante inserimento della musica nell’offerta formativa delle scuole (ahinoi ancora poche) necessita di un sforzo comune affinchè venga da tutti considerata disciplina formativa al pari delle altre.
Altra questione: musica e mass media. Ennesima anomalia italiana che, rapportata alla nostra gloriosa tradizione, urla scandalo.
Il serviziopubblico, per definizione veicolo culturale della collettività, relega la musica – in particolare quella classica – a ore per sonnambuli. Di più. I Concerti delle Orchestre Sinfoniche vengono trasmessi raramente, come se la musica non meritasse altro …
Nel Nostro paese decine di migliaia di persone assistono a spettacoli musicali e stagioni concertistiche. Questa folla di persone, emergente da ricerche e articoli specialistici, non si identifica nella TV. La televisione li ha espulsi cavalcando la diffidenza del difficile negata da un semplicistico e consolante
approccio ai materiali culturali da parte di una vasta utenza. Le innumerevoli collezioni di CD e DVD facilmente acquistabili in edicola alla portata di tutti
ne sono un significativo esempio.
Anche per la musica il terzo millennio è iniziato. I problemi, detti e altri, sono tanti e grossi. Individuarli, discuterne e avviarli a soluzione nel quadro di un meditato e sostenibile progetto, sarebbe un buon punto di partenza.
Alberto Macrì
gli incontri di maggioranza!