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    Barak Hussein Obama è il 44esimo presidente USA, nel prossimo anno il presidente democratico riuscirà a risolvere la crisi economica e portare la pace in medioriente?
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Archive for Marzo, 2009

Crisi di coscienza  1

Cat.: l'opinione, RESPONSABILITA', CONVIVENZA
31. Marzo 2009

 Ricevo e pubblico un pezzo della labottina Claudia Diaspro che dopo i fasti dell’Unità ritorna a scrivere per il blog del LAB8

—————————————————————————————————

 

La crisi economica, per forza di cose, è l’argomento centrale di ogni disquisizione dai bar ai telegiornali.
La crisi economica fa anche la parte del capro espiatorio per qualunque problema ci affligga, se nel condominio non si cambiano le lampadine è colpa della crisi economica e se in Università finisce la carta per stampare è colpa della crisi economica… senz’altro, ma non credo sia solo a causa della crisi economica che il nostro paese stia andando a rotoli.
Penso che alle spalle di questa situazione ci siano anni e anni di crisi, ma non economica, ideologica. Non sarò ne la prima ne l’ultima a dirlo ma l’Italia non rispecchia, o comunque rispecchia poco gli italiani.
Credo che il problema più grande sia l’ignoranza, e non che l’Italia sia un popolo di ignoranti, piuttosto chi detiene il potere nel nostro paese ama rivolgersi, e ottenere consenso, dalla componente ignorante della popolazione. Sia chiaro, con ignorante intendo semplicemente che ignora.
Ricordo quando da piccola papà mi diceva che era fondamentale studiare la storia per poter andare avanti, e non ricadere negli errori del passato; se Napoleone avesse avuto una seconda possibilità forse non avrebbe perso Waterloo, per logica studiando gli errori già commessi non dovremmo ripeterli.
Tuttavia, nel 2009 c’è ancora chi spunta da un pulpito benedicendo i suoi prostrati sostenitori, regalando loro le sue parole elegantemente confezionate, chi non tollera nessuna forma di opposizione, chi incita a piegare le istituzioni (su cui si fonda la nostra Repubblica) anzi che a rispettarle, chi vuole arrivare al 51% per guidare il paese e controllare anche l’informazione, chi, e poi chiudo, consiglia di lavorare in nero e suggerisce di non pagare le tasse per potersi permettere le vacanze a Porto Cervo, quasi fosse un valore imprescindibile.
Dico che si rivolge a coloro che ignorano, perché solo in questo modo posso spiegarmi il consenso..
Mussolin… ma ancora prima l’assolutismo del Re Sole, hanno portato a poco di buono, eppure sembra che l’Italia ci tenga a ripetere le esperienze più tragiche.
Sono demoralizzata, quando leggo che una testata come il Guardian esce con un editoriale dal titolo “l’Italia, l’ombra del fascismo” in cuor mio dico proprio l’Italia? Dove hanno combattuto i partigiani, dove la Repubblica si è fondata sul principio della lotta al fascismo? Si quell’Italia.
Quest’Italia.
Sono ancor più demoralizzata quando vedo la mia generazione allo sbaraglio, senza futuro, quando vedo i tagli che costano il posto di lavoro a quelli che il loro lavoro lo fanno con il sudore.
Sono demoralizzata a sentir parlare l’onorevole Calabria nel suo impeccabile tailleur bianco..
Proviamo a prendere coscienza?

Claudia Diaspro
Genova, dietta84@excite.it

La tolleranza a volte è sbagliata  0

Cat.: Uncategorized
30. Marzo 2009

Mi sento giù. A novanta gradi, per la precisione. E non sono neppure in grado di mostrarmi politicamente corretta.

Dunque, vediamo di fare un rapido bilancio della giornata: mentre mezzo Paese si bea del proprio "nuovo" re, e l’altra metà o se ne fotte o viene tacciata di antiberlusconismo (come se fosse cosa di cui vergognarsi); mentre molti commercianti gridano, con un’aberrante sequela di congiuntivi sbagliati, al miracolo italiano e non riescono ad individuare alcuna connessione tra pizzo e puzza di fascismo (e intanto l’aria si fa irrespirabile); mentre la dicotomia tra libertà e pieni poteri si è magicamente liofilizzata in un brodo di pericolosissime convergenze parallele, oggi sono stata licenziata. E, quel che è peggio, il governo si è macchiato di una sorta di crimine contro l’umanità di cui faranno le spese i più giovani, privati del loro sacrosanto diritto di colmare le lacune nelle materie insufficienti.

  Oggi al Liceo Classico Colombo (e, sia chiaro, non certo per colpa dell’Istituto) mi hanno dato il ben servito. E, insieme a me, ad una dozzina di insegnanti. Avrei dovuto svolgere fino a maggio i corsi di recupero di greco e latino per aiutare gli alunni in difficoltà (35 euro all’ora contro i 50 che recepivo non più di un anno fa con il governo Prodi), ma stamattina la circolare è stata chiarissima: non ci sono fondi per completare regolarmente i corsi di recupero. A casa i precari - regolarmente abilitati, sia chiaro - che erano stati assunti con un contratto a progetto; a casa gli studenti delle scuole pubbliche; a casa l’impegno, la cultura e la credibilità. Se non sbaglio, in campagna elettorale la Gelmini aveva annunciato un altro tipo di politica. Oggi ho perso circa mille euro.

Ero sicura che, trattandosi di studenti particolarmente giovani, la reazione generale a questa notizia fosse di sostanziale gradimento: dove lo trovi un altro Stato che ti dispensa all’improvviso da alcune noiosissime ore di lingue morte? Ma la lezione, come spesso accade nel mio mestiere anche se molti non ve lo diranno, me l’hanno data loro: i ragazzi. Si sono indignati e - Signore (anche se non dai segni di vita) ti ringrazio - alcuni erano pure dispiaciuti e mi hanno chiesto delucidazioni; contravvenendo, forse, ad una professionalità che, non essendo riconosciuta dal mio Paese, talvolta posso e voglio domenticare di possedere, ho semplicemente raccontato la verità: il governo ha tagliato i fondi nel giro di pochi mesi, ma [anche a causa delle pressioni da parte della CEI, questo ho preferito ometterlo, ma avrei dovuto dirlo] ultimamente ha stanziato quasi 20 milioni di euro alla scuola privata. Come dire: se tu, ragazzino italiano, vuoi godere del tuo sacrosanto diritto allo studio e all’approfondimento, iscriviti alle scuole private dove, tra l’altro, ogni tanto è anche possibile farsi promuovere per il solo fatto di aver fatto versare a mammà una retta a dir poco cospicua. Oppure, per la gioia degli insegnanti di lettere e matematica, affidati alle lezioni private.

Anche io farò così. Vivrò di lezioni private e accumulerò punteggio facendomi sfruttare per poche centinaia di euro al mese in una scuola privata dove, non più tardi di stamattina, ho colto i miei studenti nel pieno di una gara di sputi sul soffitto (con annesse conseguenze dettate dall’insindacabile legge della gravità; "Intanto, prof, qui ci promuovono lo stesso"). Lo Stato non mi lascia alternativa. Anzi, se vogliamo utilizzare la tanto bistrattata parola "libertà", forse qualcuno mi farebbe notare che guadagnerei molto di più vivendo di lezioni private in nero e che avrei molto più tempo libero a disposizione. Questa è la società che piace a Berlusconi. Questo è il popolo della libertà.

Non è certo per fare la pasionaria (anche perché, senza lezioni a domicilio, a 27 anni suonati dovrei chiedere alla mia, di mammà, i soldi per la bolletta della luce), ma non mi sono fatta un mazzo così per vivere di ripetizioni private: ho studiato e fatto sacrifici per lavorare nella scuola pubblica e insegnare le cose che amo. Non c’è idealismo o spirito di sacrificio in tutto questo: c’è solo voglia di svolgere il proprio mestiere senza farsi prendere per il culo dal governo. Avevo, nel mio piccolo, un preciso, circoscritto progetto didattico per i miei studenti: non ho neppure avuto il tempo di memorizzare i nomi e lo sguardo di ciascuno di loro. Spero, almeno, abbiano imparato che la politica non è fatta di parole o, meglio, che le parole e le idee hanno un peso che si traduce in fatti precisi di vita quotidiana. Nel bene e nel male.

Forse, tra qualche anno, dopo ore d’inferno trascorse sulla Salerno-Reggio Calabria, questi ragazzi raggiungeranno finalmente quel ponte sullo stretto costruito con i soldi che avrebbero dovuto essere destinati alla loro formazione. Forse non sapranno neppure cosa sia la Magna Grecia. Forse, però, i loro genitori avranno imparato che le grandi opere spesso sono quelle che non si vedono, e che due fascismi in pochi decenni sono decisamente troppi.

 


Per essere precisi…  0

Cat.: l'opinione, approfondimenti, RESPONSABILITA', DIRITTO, EQUITA'
29. Marzo 2009

Dall’ UNITA’ di venerdì sfoghi e precisazioni di Claudia Diaspro, giovanissima labottina.

Commemorazione Rocca dei Corvi - Barabini di Teglia  0

Cat.: RESPONSABILITA'
29. Marzo 2009

 

Pubblico questa nota di Michela che segue con scrupolo e silenziosa passione istituzionale nella sua veste di consigliere e rappresentante del Sindaco la storia scritta sulle montagne tanti anni fa, il ricordo è più importante della retorica quindi lascio ad ognuno il commento che preferisce. Per chi vuole diffondere questa nota lo può fare anche su Facebook qui 

 —————————————————-

Commemorazione Rocca dei Corvi Ieri mattina, una mattina buia e ventosa, un luogo suggestivo nella sua cupezza del ricordo: Rocca dei Corvi. Un luogo dove il caso ha voluto che alla fine della guerra venissero rinvenuti da un contadino 5 corpi straziati da torture disumane, abusati nell’intimità per annientare anche l’orgoglio oltrechè la vita dai tedeschi nazisti che avevano insediato un piccolo (efferatissimo) comando.
I nomi (per ricordare):
Giuffrida Graziella, Macciò Sebastiano, Valle Giancarlo, Cotella Daniele, Savoldelli Andrea.
Ognuno con la sua storia e la sua determinazione a difesa della propria libertà ma soprattuto a difesa della libertà dei loro figli, dei figli del futuro, per noi… insomma.
Graziella era giovanissima (21 anni) proveniva da altra città (Catania) ma una grande forza che la portava a collaborare con i partigiani trasportando armi e tutto quello che era necessario per sostenere le brigate di montagna. E proprio sullle donne tra i partigiani che Massimo Bisca (Presidenete ANPI) ha
puntato nella sua orazione commemorativa.
In quel bosco in questo tempo siamo riusciti a percepire il peso dell’azione di questi generosi spiriti

…………………………………………………………………………………………………….
Per ricordare:
Daniele Cotella, 43 anni, fu catturato perché ospitò un altro partigiano, Savoldelli, inseguito dai tedeschi. Torturato venne ritrovato in una delle fosse a Rocca dei Corvi.
Sebastiano Macciò, 23 anni, riuscì a fuggire durante la perquisizione della propria casa. Saputo che la madre e poi lo zio erano stati arrestati per rappresaglia Macciò si consegnò ai tedeschi che lo torturarono orrendamente prima di ucciderlo.
Andrea Savoldelli, 48 anni, venne fermato da una pattuglia di tedeschi a tarda sera per un controllo. Colto dal panico tentò la fuga e si rifugiò in casa del partigiano Cotella e lì si fece arrestare con l’amico di fronte alla minaccia nazista di infierire sulla famiglia. Anch’egli fu torturato, ucciso e gettato in una fossa alla Rocca dei Corvi.

 

 

 

 

Giancarlo Valle "il genovese", 19 anni, faceva parte di una formazione partigiana piemontese e si trovava a casa perché malato. I tedeschi saputo della loro presenza lo arrestarono e dopo averlo torturato lo uccisero.
Graziella Giuffrida, catanese di 21 anni, arrestata sul tram da un gruppo di tedeschi che, dopo averla pesantemente importunata, si accorsero che era in possesso di una pistola. Condotta nella sede del comando di Fegino fu sottoposta a tortura e violentata prima di essere uccisa e gettata in una delle fosse di Via Rocca dei Corvi.

 

Michela Tassistro 

una Debora glaciale  0

Cat.: Mondo PD, PARTECIPAZIONE, RESPONSABILITA'
28. Marzo 2009

Dopo aver vissuto live l’esplosione della bomba Debora Serracchiani nel club piddino all’assemblea nazionale dei circoli a Roma, trovate il video qui, ero curioso di vedere come si sarebbe comportata nella sua seconda uscita video, da Daria Bignardi all’era Glaciale, devo dire che l’ho trovata meno agitata e altrettanto precisa , anche se è stata totalmente politica e meno circolare (nel senso di appartenente ai circoli ). In giro è già partito il toto Debora e le auguro ogni bene, ma non sarebbe più utile per tutti dire che Debora dovrebbe essere il segretario, coordinatore, medio del PD? Alzare gli standard aiuta tutti a migliorare! 

nel frattempo beccatevi questa Debora Glaciale:

 



Soluzione finale  0

Cat.: lab8 comix
28. Marzo 2009

Serie AB  2

Cat.: l'opinione
24. Marzo 2009

 

23 marzo 2009

 

h 8,00: entro in aula. Per mancanza di locali e per ragioni di risparmio il dirigente scolastico ha accorpato tre classi di indirizzo diverso: dovrò spiegare Boccaccio contemporaneamente ai ragazzi del liceo classico, a quelli dello scientifico e a quelli del linguistico. Come farò? – mi domando. Come ho sempre fatto da quando lavoro in una scuola parificata che mi paga meno di una dog sitter e che, sottraendomi metà delle ore previste dal monte ore nazionale, ultimamente mi ha elargito uno stipendio di 370 euro. E’ lo stipendio di due mesi di lavoro, beninteso. Fortunatamente, però, quando si ama il proprio lavoro e si hanno meno di trent’anni certi dettagli passano anche in secondo piano. Devono per forza passare in secondo piano. Ormai ci hanno abituato a questa solfa: sei giovane, quindi devi soffrire. Ma l’etimologia della sofferenza non apparteneva soltanto alla parola “adolescente”? E dire che, proprio stamattina, mi è comparsa un’altra orrenda zampa di gallina. Devo imparare a  tenere a bada le deformazioni professionali e la paura della vecchiaia. E poi è inutile piangersi addosso: in fondo – mi dico- sei molto più fortunata di tanti altri colleghi disoccupati. Oggi, poi, tocca alla cornice del Decameron, e la cornice mi ha sempre fatto impazzire: potrò parlare di novella dentro la novella, di amore per la vita, di morte sconfitta dall’humanitas, di donne che prendono l’iniziativa. Potrò parlare anche dell’importanza della legge. Potrò?  Potrò davvero? Inizio a leggere, a spiegare, a emozionarmi un po’. E’ normale che a loro non succeda: sono ragazzi, mi guardano come se fossi un marziano e, soprattutto, sono le 8 del mattino. Do un’occhiata all’orologio: non sono più le 8,00. Sono le 8,30 e la maggior parte degli studenti deve
ancora entrare in classe. Sono ragazzi. Ma anche io sono stata ragazza (e forse un pochino lo sembro ancora, alla faccia della maledetta zampa di gallina), e Boccaccio mi piaceva, e mi piaceva anche il professore. Ecco perché non mi sono mai sognata di arrivare in ritardo a scuola. O forse ero semplicemente ben educata?

h 8,30: i casi sono due. O li lascio fuori dalla porta o li faccio entrare. L’opzione 1 è pedagogicamente corretta, ma un disastro sotto il profilo didattico: non sapranno mai che quei dieci raccontavano novelle perché amavano la vita. L’opzione 2, però, comporterà, tra le altre cose, la rottura (frequente ed iterata) dell’incantesimo, quello per cui lo studente laggiù in fondo ha finalmente iniziato a prendere appunti o, fatto ancora più meraviglioso, ad ascoltare.
Devo decidermi, maledizione. Ma in questa scuola non ci sono regole? Perché tocca a me l’ardua scelta? Devo decidermi. E, mentre decido, perdo il filo.
L’incantesimo si è rotto. A questo punto la sorte ha, come al solito, scelto al posto mio. Li faccio entrare. La pedagogia ha perso. L’incantesimo si è rotto.
Sono incazzata. Non tanto con loro, quanto con i genitori e con le non-regole di questa scuola. Sono incazzata e invece di leggere la delicatezza delle
parole di Boccaccio, farfuglio le peggiori banalità che un mediocre professore frustrato potrebbe pronunciare. Quando poi mi escono di bocca le parole “locus” ed “amoenus” sento di averli persi. Maledizione.

 

h 9,00: Maledizione, la campana. Volevo capissero meglio che quei dieci avevano fondato una sorta di costituzione, perché senza legge condivisa non c’è libertà e neppure amore.

La vera peste è l’illegalità. L’Italia dovrebbe guardarsi sotto le ascelle.

 h 9,30: Questa volta Boccaccio devo spiegarlo ai ragazzi del corso professionale. Classe solo maschile, ma non avverto disagio. Bè, forse un po’ turbata lo sono: credevo ricordassero che il Medioevo non è nel 1600. Voglio dire, il Medioevo è un po’ anche adesso. Comunque  bisognerebbe sempre partire da quello che riteniamo più banale. Forse, però, dovremmo iniziare a farlo quando i nostri figli hanno ancora i dentini da latte. I genitori e i maestri elementari dovrebbero ottenere un patentino. No patentino, no figli. Oddio, che pensiero fascista! Guai, comunque, all’insegnante che si dimentica di aver
ignorato, un tempo, che Boccaccio fosse un uomo del Medioevo (affermazione peraltro discutibile). Il turbamento, però, diventa fastidio: lento, graduale, inesorabile. Mi chiedono delucidazioni, ma appena inizio a parlare si girano dall’altra parte. Non riesco a terminare una frase: il disinteresse è totale.
Un modo, però, ci sarebbe…  Li sto perdendo. Coraggio, prof.: il fine giustifica i mezzi.

Ok, lo dico: “Boccaccio
ha scritto anche novelle licenziose”. Silenzio.

“Cosa vuol dire, prof? Che scopano?”.

Di nuovo s’insinua il maledettissimo dubbio: pedagogia o didattica? Al diavolo entrambe. Rido (nessuno saprà che, in realtà, ghigno anche di dolore) e, mentre la campana
suona, prometto al più presto una lettura licenziosa (Signore, fa’ che oggi abbiano imparato almeno questa parola).

h 10,00:  Andrà bene la novella delle brache? Rido (e ghigno) ancora.

Poi, la vedo. Si avvicina a me ricordandomi che oggi pomeriggio ci saranno gli scrutini. Chiedo cortesemente di non anticipare troppo, come recentemente accaduto, l’orario della riunione: “Ho i corsi di recupero di greco in un’altra scuola, Preside”. Ometto, come naturale e doveroso, le seguenti informazioni: anche oggi non riuscirò a pranzare; mi è assolutamente necessario lavorare – finché dura il
contratto – anche nell’altra scuola perché qui mi date uno stipendio da fame e non mi mettete nelle condizioni di lavorare come dovrei e vorrei; anche nell’altro Istituto (statale, questo) non si fanno comunque affari: non ricevo lo stipendio da ottobre e, soprattutto, quest’anno è possibile che, da un momento all’altro, per mancanza di fondi il Ministero dell’Istruzione mi inviti a levare il disturbo. Ometto, dicevo, questa serie di informazioni che mi sembrano francamente pleonastiche. Mi limito ad attendere una risposta. Mi aspetto gentilezza e comprensione: in fondo, non ho fatto nulla di male e sono stata corretta. Poi, la doccia: incomprensibilmente fredda: “Guardi che questa non è una scuola di serie B”

                                                                              
No?

h 12,00 – 15, 30: Mi trovo, grazie al cielo, nella scuola di serie A (quella, per intenderci, in cui la Gelmini non mi ha ancora dato un euro e ha tagliato del 30% in un anno la retribuzione per i corsi di recupero). Davanti a me una ventina di giovani, lacunose anime stanche, puntuali, educate e speranzose. Perché non posso lavorare qui anche al mattino? Quanti anni mi ci vorranno per insegnare in una scuola statale come questa? Perché sono arrivati milioni di euro alle scuole private? Perché non cambio mestiere? Forse perché, quando guardo gli studenti (di ogni scuola, senza eccezione) non riesco mai a sentirmi infelice.

h 15,45: Ho fame: gli scrutini mi aspettano, ma la preside no. Corro come il vento. Corro come se stessi andando a ritirare un vero, normalissimo stipendio da insegnante.

h 16,30: La preside è in ritardo sulla tabella di marcia.

h 17,00: Finalmente iniziano gli scrutini.

Mancano alcuni colleghi e la preside mi prega di sostituirli.

h 24,00: La novella delle brache li farà ridere.

 

Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi  1

Cat.: Mondo PD, PARTECIPAZIONE, SOSTENIBILITA'
23. Marzo 2009

 

Salve a tutti, vi posto qui le riflessioni di Michela in relazione all’assemblea nazionale dei circoli del PD di Roma a cui siamo andati sabato, contiene molti spunti interessanti che trovo interessanti: 

—————————————————————————————

Il palco è circolare e ruota molto lentamente consentendo a chi parla di guardare l’arena degli intervenuti e a chi ascolta di essere contemporaneamente coinvolto e libero di scambiare le prime ed immediate impressioni. Ecco le mie.
I coordinatori dei circoli intervenuti (o i loro delegati) si sono fatti portatori non solo dei malesseri politici che quotidianamente si sentono proporre dai propri iscritti, aderenti o simpatizzanti ma ponendo anche questioni operative che nella loro concreta richiesta risolutiva offrono già una risposta individuando un modello lucido e sopratutto trasparente per la gestione del territorio.
Faccio però ancora un passo indietro e tento di descrivere meglio l’atmosfera.
Era una arena, appunto, e pertanto le proposte per far nascere, ripensare e rafforzare quei luoghi della politica sono state presentate con una serietà informale (positiva all’interno di un partito) di chi non vuole solo sottoporre problemi ma aspira con fiducia alla sintesi delle soluzioni.
Negli interventi, infatti, ciascuno ha portato spunti e richieste modellate sulle singole esperienze come le difficoltà ad aggregare e a trovare spazi pubblici, complici le poche risorse messe a disposizione, una richiesta “forse non del tutto espressa” di una direzione corale dell’azione dei circoli, linee chiare da sostenere con la forza della maggioranza e collegamenti in cui identificare e modellare la propria azione. Insomma, chi presidia i luoghi di base come i circoli aspira a modalità (non so se innovative) ma sicuramente più efficaci per dare risposte ai temi attuali per parlare con i cittadini, i lavoratori, i precari, gli studenti (intendendo in modo anglosassone donne e uomini) adattandole alle specificità delle ns città, dei nostri tempi di vita, alle attività produttive e alle emergenze sociali-economiche, consentendo loro di conquistare e rivendicare un ruolo di riferimento e non un luogo congressuale.

L’organizzazione della giornata non ha consentito a tutte le proposte una loro chiara e di immediata traduzione in azioni e proposte, e d’altra parte il dibattito e il confronto sugli strumenti più adeguati è appena cominciato, volendo però dare un piccolo contributo provo ad elencare alcune proposte, idee, provocazioni e sensazioni condivise a Roma con altri e che da una prima sintesi abbiamo raccolto in questo primo elenco. Spero che serva per avviare una serie di discussioni anche tra di noi:

Coinvolgimento e partecipazione I circoli

gli iscritti e gli elettori devono essere consultati sulle questioni importanti (primarie e doparie): ciò vale per le politiche di indirizzo e per la formulazione delle candidature nelle liste di qualsiasi livello. È necessario che il partito sia consultato periodicamente, come previsto dall’art. 28 dello Statuto.
Circoli virtuosi

Il partito fornisca strumenti e risposte, attraverso la rete dei circoli virtuosi, in un grande database dove i circoli inseriscano le loro attività, una banca dati delle buone pratiche dei circoli di tutto il Paese.

Pronto, risponde il Pd

Occorre un punto d’ascolto nazionale ove i circoli possano rivolgersi, un centro d’informazione raggiungibile anche con un numero verde, a totale disposizione di chi lavora e opera nei circoli.

Segnali di apertura

È necessario incentivare la presenza del Pd nelle città e nei paesi con iniziative sociali di interesse (punto d’ascolto fiscale, assistenza legale, ad esempio), gruppi d’acquisto solidale, incontri letterari o culinari. In alcuni casi, meno circoli, ma più grandi e operativi. Circoli facilmente visibili e accessibili, soprattutto.

Campagna low cost

Una campagna elettorale improntata su un serio e severo contenimento dei costi, una campagna con tutte le forme di comunicazione alternativa a basso costo a nostra disposizione (il web, giornali murali, door to door, contatto diretto dei militanti con la gente nei luoghi d’aggregazione): riduciamo la spesa nell’immagine ed investiamo sulle persone, sottolineiamo la differenza che ci deve distinguere dagli altri, in un momento di crisi come questo diamo un bell’esempio di buona politica.

Ufficio delusi

Occorre andare a cercare coloro che si sono allontanati dal partito negli ultimi mesi cercando di capirne i motivi e per cercare di coinvolgerli nuovamente.
Linee orizzontali

cooperazione tra i circoli L’attività dei circoli in sinergia fra essi utilizzandoli insieme per attività d’interesse comune, nella stessa città ovvero in territori differenti.

Federalismo fiscale e democratico.

Per garantire una continuità nel finanziamento alle attività dei circoli, va destinata loro:• Buona parte del tesseramento ai circoli; Parti proporzionali dei rimborsi elettorali ai circoli;Contribuzione degli eletti di qualsiasi livello.

Libertà di iscrizione

Per favorire l’inclusione e la partecipazione, va modificata la norma che inserisce il criterio della residenza per l’iscrizione al circolo.

 

Michela Tassistro

Sbocchi politici  0

Cat.: lab8 comix
22. Marzo 2009

Sparate  0

Cat.: lab8 comix
21. Marzo 2009
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